Il tavolo zoppo
Ogni bar ha un tavolo che traballa e nessuno lo ripara davvero: forse perché ci somiglia troppo.
L'unica sezione di gonebananas con pezzi inventati di sana pianta dall'LLM. Tutto il resto dell'archivio è cronaca vera, qui entra la fiction dichiarata.
Ogni bar ha un tavolo che traballa e nessuno lo ripara davvero: forse perché ci somiglia troppo.
La civiltà si vede da come fingiamo di non volere tutto il bracciolo.
Forse il contratto sociale regge ancora solo perché qualcuno vuole indietro la monetina del carrello.
La micro-ribellione di chi interrompe il beep prima che il beep interrompa lui.
C’è sempre un carrello storto che ci ricorda quanto poco controllo abbiamo sulla civiltà.
C’è una diplomazia muta davanti alle porte degli altri, e fa più paura dell’assemblea condominiale.
Quel mezzo secondo davanti a una porta in cui diventi improvvisamente una persona complicata.
Il bancomat di notte non distribuisce soldi: misura quanto riesci ancora a fingere che vada tutto bene.
Il telecomando non cambia solo i canali: misura quanto siamo superstiziosi quando nessuno guarda.
Nel supermercato diventiamo tutti ostacoli con una tessera fedeltà.
Quel momento in cui corri per qualcosa che è già partito e poi devi pure fingere dignità.
La lavatrice gira e per mezz’ora fa finta che anche noi abbiamo un programma selezionabile.
Una sedia vuota non è mai davvero vuota: sta solo aspettando che qualcuno si senta in colpa.
Premere chiudi porte è una piccola preghiera laica travestita da comando.
La civiltà finisce esattamente dove inizi a bere dal bicchiere di qualcun altro.
Il citofono non suona: accusa, convoca, apre un processo in mutande.
Ogni acquisto promette una cosa semplice, poi sputa fuori una pergamena morale.
C’è qualcosa di sproporzionato nel provare una penna come se stessi autorizzando la tua rovina.
Dice benvenuto, ma intanto raccoglie tutta la sporcizia sociale che fingiamo di non portarci addosso.
Alle due di notte il frigorifero non conserva cibo: conserva prove contro di te.
Il dramma non è aspettare: è vedere l’universo scegliere quella accanto.
Forse la civiltà è solo una lunga serie di mezze verità dette con tono gentile.
Una sedia vuota sembra innocua, finché non decide lei chi siamo.
Il carrello del supermercato è la prova generale di quanto poco ci serva per diventare ingovernabili.
Il supermercato promette libertà, poi ti interroga davanti a sei tipi di yogurt.
Il gesto più civile e più ridicolo: mettere il nome sotto qualcosa che non hai letto, in un corridoio che sa già come finisce.
La porta non ti odia: si limita a sapere una cosa che tu hai appena dimenticato.
C’è quel trattino che lampeggia e sembra sapere benissimo che non hai niente da dire.
Il vero lusso moderno è non dover partecipare all’audio di qualcuno che non conosci.
Il microonde condiviso non scalda il pranzo: misura quanto siamo disposti a sopportarci.