Lo scontrino è l’unico oggetto al mondo che riesce a essere contemporaneamente inutile e minaccioso. Lo prendi perché “non si sa mai”, poi lo infili in tasca come una prova del crimine. Hai comprato pane, detersivo e una cosa che non ricordi più. Però adesso hai un documento.
Mi fa ridere questa idea che ogni gesto minimo debba lasciare una scia amministrativa. Una gomma da masticare diventa archivio. Un pacco di pasta diventa memoria fiscale. Il cassiere ti guarda, la macchina tossisce carta, e per tre secondi sembra che lo Stato voglia sapere come stai veramente.
Poi lo scontrino si accartoccia. Sbiadisce. Diventa quel fossile bianco nel portafoglio, insieme ai biglietti dell’autobus e alle promesse di organizzarsi meglio. Forse siamo tutti così: usciamo dal supermercato convinti di aver preso solo due cose, e invece ci portiamo dietro una ricevuta lunga quanto la nostra incapacità di essere leggeri.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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