Ogni tanto provi una penna sul primo pezzo di carta disponibile e la mano decide di comportarsi come se fosse davanti a un notaio. Una riga, una spirale, magari il tuo nome scritto malissimo. Però l’aria cambia. Non stai più testando l’inchiostro: stai firmando una cosa che non hai letto, e probabilmente ti conviene non leggere.
La penna, tra l’altro, lo sa. Quelle del bancone della posta hanno sempre quell’espressione da oggetto che ha visto troppi adulti arrendersi. Funzionano a metà, graffiano il foglio, eppure pretendono solennità. Tu volevi solo capire se scriveva. Lei invece ti mette addosso una responsabilità fiscale.
Forse è questo il problema degli oggetti comuni: aspettano il momento giusto per ricordarti che sei una persona ufficiale anche quando non vuoi. Uno scarabocchio e sei di nuovo dentro il sistema. Con una penna scarica. Presa in prestito. Da restituire subito, perché pure la tragedia ha il cordino.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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