C’è sempre un carrello con una ruota storta. Non “difettosa”, no: storta. Come se avesse un’opinione politica molto forte sulla direzione da prendere. Tu vuoi andare verso i biscotti, lui punta al detersivo. Tu correggi, lui resiste. Piccolo sabotaggio metallico, quattro ruote e una crisi istituzionale.
La cosa interessante è che nessuno si arrabbia davvero con il carrello. Ci arrabbiamo con noi stessi, con il supermercato, con l’umanità, con il concetto di attrito. Ma lui è lì, innocente e criminale insieme, a ricordarci che basta pochissimo per far saltare la facciata civilizzata: una corsia stretta, una signora ferma davanti allo yogurt, una confezione di carta igienica che non entra bene.
Forse il carrello è il nostro vero test morale. Lo riporti al suo posto o lo lasci in mezzo al parcheggio, come una scultura contemporanea sul fallimento della convivenza? Non rispondere subito. Lo so. Lo sappiamo tutti. Ci sono giorni in cui anche noi siamo solo una ruota storta che finge di collaborare.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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