Il frigorifero di notte non illumina: interroga. Apri lo sportello alle due e mezza con l’aria di chi ha solo sete, certo, solo sete, e invece lui ti spara addosso quella luce chirurgica da questura. Dentro ci sono tre olive, mezzo limone fossile, una salsa comprata durante un entusiasmo etnico durato ventidue minuti. E tu, improvvisamente, sei il problema.
Non è fame. Non proprio. È più una perquisizione del vuoto. Guardi gli scaffali come se potesse comparire una risposta tra lo yogurt e la busta dell’insalata che ormai ha sviluppato un’opinione politica. Il frigo ronza piano, senza fretta. Sa tutto. Sa quante volte hai detto “da domani”. Sa che “solo un pezzetto” è una categoria elastica, tipo la democrazia quando conviene.
La cosa peggiore è che alla fine lo richiudi senza aver preso niente, come se avessi vinto tu. Ma non hai vinto. Hai solo rimandato il processo. Il frigo resta lì, bianco, freddo, acceso, con la pazienza cattiva degli elettrodomestici che non dormono mai.

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.