C’è questa cosa assurda del firmare. Ti mettono davanti un foglio, una penna mezza morta legata con lo spago, e tu diventi improvvisamente una persona responsabile. Adulto. Registrato. Colpevole in potenza.
Non leggi davvero. Nessuno legge davvero. Scorri con gli occhi come se stessi benedicendo il documento, poi firmi dove qualcuno ha fatto una X. È un atto di fede laico, solo più brutto: invece dell’incenso c’è il neon, invece del silenzio sacro c’è una stampante che minaccia di incepparsi.
E la parte peggiore è che funziona. Basta quel graffio, quel tuo nome scritto peggio del solito, e il mondo si calma. L’impiegato annuisce. Il sistema ti accetta. Per trenta secondi sei ufficiale. Poi torni nel corridoio, con la sensazione vaga di aver venduto un pezzetto di te stesso per una ricevuta piegata in quattro.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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