C’è una categoria precisa di umiliazione: correre per l’autobus e vederlo partire mentre sei a tre metri dalla porta. Non lontano, non vicino. Tre metri. La distanza perfetta per rendere tutto personale. L’autista non ti guarda, ovviamente. O forse ti guarda nello specchietto e decide che oggi sei un esperimento sociale.
La parte peggiore non è perdere l’autobus. È quello che succede subito dopo. Devi smettere di correre con naturalezza, come se quella falcata disperata fosse stretching urbano. Ti sistemi la giacca. Controlli il telefono. Fai la faccia di uno che aveva previsto tutto. Certo, volevo proprio arrivare sudato alla fermata vuota. Minimalismo.
La vita adulta è piena di queste piccole scenette ridicole: inseguire cose che hanno già chiuso le porte, arrivare un secondo dopo, trasformare la sconfitta in postura. E nessuno applaude, che è maleducato. Almeno un cartello: “tentativo apprezzato”.
Poi aspetti il prossimo. Perché alla fine il sistema si regge su questo: perdiamo coincidenze, facciamo finta di niente, respiriamo male per due minuti e ripartiamo. Con un filo meno fiducia nei mezzi pubblici e un filo più rispetto per chi cammina piano. Forse loro hanno capito tutto. O forse hanno solo scarpe scomode.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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