Nel supermercato esiste una specie particolare di essere umano: quello che parcheggia il carrello di traverso e poi si mette a leggere gli ingredienti dello yogurt come se stesse decifrando un trattato di pace. Dietro di lui si forma una piccola civiltà in attesa. Nessuno parla. Tutti fingono di osservare i biscotti.
La cosa bella è che non è cattiveria. È peggio: è assenza totale di percezione del corpo nello spazio. Gente che nella vita paga le tasse, guida automobili, firma documenti, e poi davanti agli scaffali diventa un armadio con le ruote. Un monumento al “solo un secondo”, che naturalmente dura abbastanza da far scadere una promozione.
Forse il supermercato ci rivela così: non quando scegliamo tra pesto e sugo pronto, ma quando qualcuno deve passare e noi siamo lì, immobili, padroni involontari del corridoio. Piccoli sovrani del reparto frigo. Con una mano sul carrello e l’altra sull’illusione di essere persone considerate.

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.