C’è sempre un bicchiere che non è il tuo. Sul tavolo sembra innocente, trasparente, democratico. Poi lo prendi e qualcuno fa quella faccia lì: non disgusto, peggio, micro-delusione civile. Hai appena violato una proprietà privata fatta d’acqua tiepida e impronte digitali.
La cosa ridicola è che per il resto della serata non bevi più normale. Ogni sorso diventa un audit. Guardi il bordo, il livello, la posizione rispetto al tovagliolo. Ti trasformi in un investigatore forense da trattoria, perché l’umanità ha deciso che sette bicchieri identici in penombra sono un test di carattere.
Forse il bicchiere sbagliato è solo il modo più piccolo che abbiamo per scoprire quanto siamo territoriali. Facciamo finta di essere evoluti, poi basta un cilindro di vetro spostato di otto centimetri e torna la giungla. Con le posate belle.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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