Il microonde condiviso è una specie di tribunale senza toga. Tu entri con il tuo contenitore triste, premi due minuti e mezzo, e improvvisamente tutti hanno un’opinione. Non detta, ovviamente. Detta sarebbe troppo sano. Si comunica con gli sguardi, con il respiro un po’ più forte, con quella micro-smorfia di chi pensa: ancora pesce?
La cosa buffa è che il microonde sembra democratico. Un bottone, un piatto che gira, una luce gialla da interrogatorio. In realtà è feudale. C’è chi si sente proprietario perché lo pulisce una volta ogni sei mesi, chi apre lo sportello prima del beep come se stesse disinnescando una bomba, chi lascia dentro la tazza e scompare in un’altra dimensione.
Forse la civiltà non si vede da come votiamo o da come parcheggiamo. Troppo facile fingere lì. Si vede da cosa fai quando il tuo sugo esplode alle 13:07 e dietro di te c’è una persona con una zuppa, una fame nervosa e ancora un filo di fiducia nell’umanità.

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.