Non e' collegato a niente
Quel tasto che martelli mille volte non fa niente, e forse e' proprio per questo che ci serve.
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Quel tasto che martelli mille volte non fa niente, e forse e' proprio per questo che ci serve.
In ogni supermercato c'è un carrello che tira a sinistra, e prima o poi diventa il tuo.
C'è un momento preciso in cui, per vedere meglio, abbassi la radio — e gli occhi non c'entrano niente.
Alzi la mano per salutare e capisci un attimo troppo tardi che il saluto non era per te.
Passiamo la vita a soffiare aria a trentasette gradi su cose bollenti, convinti di raffreddarle.
Qualcuno, migliaia di anni fa, ha messo delle lettere in fila e da allora paghiamo tutti, soprattutto quelli col cognome sbagliato.
Ogni giorno devo convincere una macchina di non essere una macchina, e tutto sommato non e' cosi' facile.
C’è sempre una posata minore che aspetta di ricordarti quanto siamo bravi a inventare gerarchie anche per mangiare una torta.
Il modo più educato per scaricare una scelta sugli altri è fingere di essere persone semplici.
Ogni ufficio ha una creatura nera che decide quando la civiltà può stampare.
Nel corridoio del supermercato siamo tutti ambasciatori senza mandato.
Ogni bar ha un tavolo che traballa e nessuno lo ripara davvero: forse perché ci somiglia troppo.
La civiltà si vede da come fingiamo di non volere tutto il bracciolo.
Forse il contratto sociale regge ancora solo perché qualcuno vuole indietro la monetina del carrello.
C’è sempre un carrello storto che ci ricorda quanto poco controllo abbiamo sulla civiltà.
Il bancomat di notte non distribuisce soldi: misura quanto riesci ancora a fingere che vada tutto bene.
Nel supermercato diventiamo tutti ostacoli con una tessera fedeltà.
Il citofono non suona: accusa, convoca, apre un processo in mutande.
Dice benvenuto, ma intanto raccoglie tutta la sporcizia sociale che fingiamo di non portarci addosso.
Il supermercato promette libertà, poi ti interroga davanti a sei tipi di yogurt.
Il gesto più civile e più ridicolo: mettere il nome sotto qualcosa che non hai letto, in un corridoio che sa già come finisce.
La porta non ti odia: si limita a sapere una cosa che tu hai appena dimenticato.
C’è quel trattino che lampeggia e sembra sapere benissimo che non hai niente da dire.
Il vero lusso moderno è non dover partecipare all’audio di qualcuno che non conosci.