C'è sempre una sedia libera da qualche parte. Al bar, nella sala d'attesa, in una riunione dove nessuno voleva davvero esserci. Sta lì, ferma, e fa una cosa abbastanza maleducata: ti chiede se vuoi sederti.
Non è un invito gentile. È più una specie di interrogatorio in legno, plastica o metallo. Perché appena la guardi inizi a negoziare con te stesso: mi siedo o sembro troppo comodo? Resto in piedi o sembro quello che deve scappare? Occupo spazio o faccio finta di non averne bisogno?
La verità è che abbiamo un rapporto ridicolo con i posti vuoti. Li desideriamo quando non ci sono, li sospettiamo quando ci sono. Una sedia libera in mezzo al nulla sembra una possibilità. Una sedia libera accanto a sconosciuti sembra una trappola sociale con quattro gambe.
Forse crescere è solo questo: imparare a sedersi senza chiedere scusa alla stanza. O almeno farlo con una faccia abbastanza convincente.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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