Scegli una fila e subito diventi una persona peggiore. Prima eri normale, quasi civile. Poi guardi quella accanto muoversi di mezzo metro e senti partire dentro una piccola commissione parlamentare: chi ha sbagliato, perché, con quali responsabilità, quanto ci costerà questa decisione.
La fila è l’unico posto dove crediamo ancora nel destino, ma solo per insultarlo. Davanti a te c’è sempre qualcuno con un problema che non esisteva fino a tre secondi prima: la carta che non passa, il codice sconto stampato su un tovagliolo, la necessità improvvisa di raccontare al cassiere una genealogia. E intanto l’altra fila vola. Non cammina: vola. Gente con carrelli pieni come traslochi che sparisce oltre la barriera mentre tu resti lì, con due cose in mano, a contemplare il fallimento della tua strategia.
Il punto non è arrivare prima. Il punto è scoprire quanto poco basta per trasformarci in contabili cosmici del torto subito. Una cassa lenta, un tornello, un ascensore che si ferma a tutti i piani. E noi lì a fare i filosofi del rancore, convinti che da qualche parte esista una versione di noi più furba, nella fila giusta, già fuori, già libera, probabilmente insopportabile.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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