Il supermercato è l’unico posto dove entri per comprare il latte e finisci sotto interrogatorio. Interrogatorio morbido, illuminato al neon, con scaffali che non urlano ma insistono. Intero, parzialmente scremato, senza lattosio, proteico, vegetale, vegetale ma non troppo, quello con la mucca felice disegnata sopra come se la mucca avesse firmato il consenso informato.
Ci piace dire che vogliamo più scelta. Bugia comoda. Vogliamo scegliere quando ci sentiamo intelligenti, non davanti a dodici tipi di carta igienica mentre qualcuno dietro di noi tossisce con giudizio. A un certo punto non stai più comprando biscotti: stai dichiarando che persona sei. Integrale? Fragile ma responsabile. Ripieno? Onesto. Senza zuccheri? In guerra con una versione immaginaria di te stesso.
La libertà moderna ha il codice a barre. Passa sul lettore, fa bip, e alla fine ti stampa uno scontrino lungo abbastanza da riassumere tutte le micro-sconfitte della serata. Poi lo butti via, perché la verità fa già abbastanza rumore nel sacchetto.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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