La sincerità totale è una di quelle cose che diciamo di volere perché suona bene, tipo la pace nel mondo o la palestra sotto casa. Poi qualcuno la pratica davvero e improvvisamente diventa un problema di ordine pubblico. Perché nessuno vuole sapere tutto. Vogliamo una versione gestibile della realtà, piegata bene, stirata male ma presentabile.
Le bugie piccole sono il lubrificante della specie. “Arrivo tra cinque minuti”, “figurati, nessun problema”, “ho letto il messaggio ma ero incasinato”. Non sono crimini, sono cerotti messi su rapporti che altrimenti sanguinerebbero per sciocchezze. La civiltà forse non nasce dal fuoco, nasce dal primo ominide che ha detto “bella clava” a uno con una clava orrenda.
Il punto è che poi ci crediamo raffinati. Chiamiamo educazione quello che spesso è solo vigliaccheria con le scarpe pulite. E va bene così, forse. Non tutto merita la verità nuda. A volte la verità è solo maleducazione che ha trovato una parola più nobile per entrare in salotto.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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