Il parcheggio quasi vuoto è una trappola psicologica elegante. Quando resta un solo posto, sei libero: entri lì, fine, il destino ha firmato al posto tuo. Quando ce ne sono ventisette, improvvisamente diventi un filosofo con le quattro frecce.
Troppo vicino all’entrata sembra pigro. Troppo lontano sembra una scelta morale, tipo “io cammino, io sono migliore”, che già dà fastidio. Sotto il lampione è sicuro ma anche teatrale, come se stessi per confessare qualcosa alla telecamera di sorveglianza. Vicino a un’altra macchina è compagnia. Lontano da tutti è paranoia con le strisce bianche.
E alla fine scegli un posto qualunque, spegni il motore e resti lì tre secondi a guardare il nulla. Perché non era parcheggiare. Era ricevere una quantità inutile di libertà e scoprire che, senza un piccolo ostacolo davanti, siamo solo animali indecisi con l’abbonamento al supermercato.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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