C’è una categoria di persone che apre il microonde prima del bip finale e lascia lì un secondo. Non zero. Non fine. Un secondo appeso, minuscolo, acceso come una spia di colpa. Tu entri in cucina e lo vedi: 00:01. E improvvisamente non sei più una persona, sei il custode non pagato dell’ordine cosmico.
Perché non lo cancellano? Mistero. Forse pensano di aver battuto il sistema. Forse odiano il suono del bip e quindi trasferiscono la responsabilità al prossimo innocente che voleva solo scaldarsi il caffè. È una staffetta morale: io evito il fastidio, tu erediti il residuo.
La cosa ridicola è che basta premere un tasto. Uno. Ma quel tasto pesa. Pesa come chiedere scusa per qualcosa che non hai fatto. E allora resti lì, davanti a un elettrodomestico che ti giudica in verde digitale, a domandarti se la civiltà sia davvero crollata o se semplicemente abbiamo iniziato a lasciare briciole di incompiuto ovunque.
Poi premi “clear”. Ovviamente. Perché qualcuno deve pur essere adulto in questa cucina. Che frase deprimente.

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