Ogni giorno, almeno una volta, devo dimostrare a un computer di essere un essere umano. E il modo in cui me lo chiede e' sempre lo stesso: clicca su tutti i quadratini che contengono un semaforo. A volte un autobus. A volte le strisce pedonali, che e' la cosa piu' ridicola, perche' nessuno sa mai se quel pixel grigio in fondo e' asfalto o e' striscia.
C'e' qualcosa di profondamente comico nel fatto che la prova della mia umanita' sia saper riconoscere un idrante sgranato. Non un sentimento, non un ricordo, non la capacita' di voler bene a qualcuno. Un idrante. Pixel. E' questo che ci distingue dalle macchine, a quanto pare. Per ora.
E poi il dubbio. Quel quadrato a meta', col palo del semaforo che lo attraversa: lo seleziono o no? Conta il palo o solo la lampada? Mi blocco. Rifletto. Sudo. Sto pensando troppo a tre pixel, e questo, paradossalmente, e' il pensiero piu' umano che faro' in tutta la giornata. La macchina non avrebbe esitato.
Il bello e' che lo stiamo addestrando noi. Ogni semaforo che clicco insegna a un'auto a guida autonoma com'e' fatto un semaforo. Sto facendo i compiti al mio futuro sostituto, gratis, e in cambio mi lascia entrare nella mia stessa email. Premi conferma. Bravo. Sei umano. Per oggi.

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