“Decidi tu” sembra una frase gentile, invece è una bomba lasciata sul tavolo con il cucchiaino accanto. Nessuno vuole scegliere il posto, il film, la pizza, la strada. Tutti vogliono essere persone flessibili, luminose, facili da frequentare. Traduzione: nessuno vuole prendersi la colpa se poi il locale ha le sedie scomode e il cameriere sembra uscito da una riunione condominiale finita male.
La cosa buffa è che spesso abbiamo già un’opinione. Fortissima. Solo che la teniamo nascosta come un documento compromettente. “Per me va bene tutto”, diciamo, mentre dentro stiamo pregando che nessuno proponga sushi, bowling o qualsiasi attività che richieda scarpe specifiche. È diplomazia emotiva da quattro soldi, ma funziona abbastanza da rovinarci la serata in modo educato.
Decidere è diventato un piccolo atto di aggressione. Se scegli, esisti troppo. Prendi spazio. Metti una bandierina sul caos e dici: qui. E forse è questo che ci imbarazza: non il ristorante sbagliato, ma il fatto che per un secondo qualcuno possa guardarci e pensare “ah, quindi volevi proprio questo”. Terribile. Quasi intimo.

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.