Avete presente quando vi dicevamo che la tregua non era una tregua? Ecco, avevamo ragione. Anche se nessuno voleva avere ragione.
Le ultime 24 ore hanno confermato quello che chiunque seguisse la guerra Iran-Israele già sapeva: il cessate il fuoco annunciato con tanto di fotografi era più un paravento che un accordo. E mentre Trump dichiara che l'Iran "farebbe meglio a non far pagare i pedaggi agli olioteri nello Stretto di Hormuz" (cit.), la realtà sul campo è molto più cruda delle dichiarazioni presidenziali.
Arabia Saudita: -600.000 barili al giorno
L'Arabia Saudita ha finalmente ammesso quello che tutti sospettavano: gli attacchi hanno tagliato la produzione di 600.000 barili al giorno. Per chi non conta barili la mattina col caffè, parliamo di un taglio equivalente al consumo giornaliero di un Paese come l'Italia intera.
I dettagli peggiorano la situazione. Il campo petrolifero di Manifa è stato colpito (-300.000 bpd). Khurais era già stato attaccato in precedenza (-300.000 bpd aggiuntivi). La Pipeline Est-Ovest, l'unico canale di esportazione saudita che non passa per lo Stretto di Hormuz, ha subito un colpo su una stazione di pompaggio riducendo il flusso di altri 700.000 barili al giorno.
Già, perché lo Stretto di Hormuz? Bloccato dall'Iran. Quindi prima l'Iran chiude lo Stretto, poi colpisce l'unica via alternativa dei sauditi. Non è strategia, è chirurgia.
Le raffinerie colpite
Non è solo greggio. Le raffinerie SATORP a Jubail, Ras Tanura, SAMREF a Yanbu e la raffineria di Riyad sono state tutte colpite. E con loro gli impianti di Ju'aymah per il gas liquefatto. Dietro queste sigle ci sono anche interessi occidentali: TotalEnergies ha una quota in SATORP, Exxon Mobil in SAMREF.
Un addetto alla sicurezza saudita è morto. Sette feriti. La guerra non è più solo una notizia in TV.
Kuwait: droni sull'infrastruttura vitale
E poi c'è il Kuwait, che domenica scorsa probabilmente pensava di essere solo un osservatore. Invece no: la Guardia Nazionale kuwaitiana ha subito attacchi di droni su installazioni vitali, con "danni materiali significativi". Il Kuwait ha condannato formalmente gli attacchi, definendoli una violazione della sovranità e dello spazio aereo.
La cosa surrealmente bella? L'Iran nega. I Revolutionary Guards hanno dichiarato che non hanno lanciato attacchi verso Paesi del Golfo durante il periodo di cessate il fuoco, e che "se dovessimo colpire qualcuno, lo annunceremmo pubblicamente." Una dichiarazione di questo tenore, in un contesto in cui i droni kuwaitiani stanno ancora fumando, merita almeno un Oscar per la miglior sceneggiatura.
La tregua che non era (seconda puntata)
Intanto, lo spettacolo continua su tutti i fronti:
- Israele continua a bombardare il Libano, con oltre 300 morti negli attacchi — e Netanyahu che dichiara "non c'è nessun cessate il fuoco con il Libano"
- Trump esprime dubbi sull'efficacia del cessate il fuoco, dicendo che l'Iran sta facendo un "pessimo lavoro" nel permettere il passaggio delle navi
- Pakistan si offre come mediatore con un'operazione diplomatica ad alto rischio che ricorda quando il bullo della scuola si offre di fare il paciere
- Il Brent sale a 95,92$ al barile — se avete un'auto a benzina, avete già capito
E la cosa più divertente? Il World Bank sta già parlando di mobilitare 20-25 miliardi di dollari per i Paesi colpiti dalla guerra. Soldi che, se la storia insegna qualcosa, arriveranno quando le raffinerie saudite saranno già state ricostruite dalle aziende cinesi.
L'Italia, nel frattempo, guarda lo Stretto di Hormuz come guarda il meteo: c'è ma non ci si può fare niente. Se non pregare che il Brent non superi i 100 dollari. E se li supera? Beh, buona fortuna con le bollette.
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