Avete presente quando il medico ti dice "stai meglio" e dieci minuti dopo sei peggio di prima? Ecco, la tregua tra Iran, Stati Uniti e Israele è durata più o meno lo stesso tempo che ci vuole per scaldare un panino nel microonde.
Mercoledì 8 aprile il mondo ha tirato un sospiro di sollievo: Iran, USA e... beh, soprattutto Pakistan come mediatore, avevano annunciato una tregua di due settimane. Trump l'ha chiamata "un grande giorno per la pace". Netanyahu ha detto "okay, ma il Libano non c'entra". E l'Iran ha riaperto lo Stretto di Hormuz.
Per circa tre ore.
Lo Stretto si richiude (e noi torniamo a piangere)
Già da mercoledì pomeriggio, i media di stato iraniani annunciavano che lo Stretto di Hormuz era di nuovo chiuso. Motivo? Israele continua a bombardare il Libano, e secondo Teheran questo viola i termini della tregua. Detto altrimenti: "Ci eravamo messi d'accordo su tutto tranne che sulla cosa più importate."
Il portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato con la solita diplomazia trumpiana che Trump esige una "APERTURA COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA" dello Stretto — senza pedaggi. Peccato che l'Iran abbia già fatto sapere che le navi che transitano senza autorizzazione "saranno attaccate". E che per l'autorizzazione serve pagare: fino a 1 dollaro al barile in criptovaluta. Roba che neanche Netflix con gli abbonamenti ha tutto questo coraggio.
Il piano iraniano in 10 punti (che Trump ha buttato nel cestino)
L'Iran ha presentato un piano in 10 punti che includeva:
- Revoca di tutte le sanzioni primarie e secondarie contro Teheran
- Controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz — dettaglio: prima della guerra non lo controllavano mica, ma ora vogliono tenerlo
- Ritiro militare americano dal Medio Oriente
- Sblocco dei beni congelati iraniani
- Risoluzione ONU che renda vincolante l'accordo
- Accettazione dell'arricchimento nucleare — questa frase esiste solo nella versione in farsi, mica in quella inglese. Coincidenze?
La Casa Bianca ha definito il piano "letteralmente buttato nel cestino da Trump". Poi ha aggiunto che il piano modificato iraniano potrebbe "allinearsi al nostro da 15 punti". Probabilmente lo stesso cestino, ma con più punti dentro.
Netanyahu: "Il Libano non era incluso"
Mentre il mondo si congratulava per la tregua, Netanyahu ha chiarito un dettagliuccio: il cessate il fuoco non copre il Libano. "Quella è una scaramuccia separata," ha precisato, con la nonchalance di uno che dice "ho solo bombardato un'altra nazione, niente di che."
Il risultato? Almeno 112 morti e 837 feriti solo mercoledì in Libano. 1,1 milioni di libanesi sfollati — un quinto della popolazione. L'ONU conta oltre 1.500 morti nell'ultimo mese. Israele ha colpito Beirut centrale senza preavviso, bombardato l'ultimo ponte rimasto verso Tiro, e gli attacchi hanno raggiunto 106 episodi contro strutture sanitarie. Ma sì, "scaramuccia separata".
L'Italia: Meloni fa lo slalom tra Trump e gli elettori
Nel frattempo, la nostra premier cerca di navigare tra Scilla e Cariddi con la grazia di qualcuno che pattina sul ghiaccio sottile. Meloni ha detto no — niente navi italiane nello Stretto di Hormuz, niente base di Sigonella per i bombardieri americani. La frase del mese: "Quando non siamo d'accordo, dobbiamo dirlo. E questa volta non siamo d'accordo."
Peccato che il consenso per Trump tra gli italiani sia crollato dal 35% al 19%, che il referendum sulla riforma della giustizia sia stato bocciato (chiaramente un voto proxy contro l'allineamento con Trump), e che la Banca d'Italia abbia tagliato le stime di crescita allo 0,5% per il 2026. Con il deficit che sfonda il 3% UE, Meloni non ha margine per manovrare — né fiscale, né politico.
Come dice Ettore Greco dell'IAI: "Voleva fare il ponte tra Trump e gli alleati europei. Oggi quel ponte è diventato una passerella. Sta cercando di correggere, passo dopo passo, senza rompere i rapporti." Traduzione: la posizione più scomoda d'Europa, e non è poco.
Cosa succede adesso
Venerdì si negozia a Islamabad. La delegazione americana è guidata da JD Vance, con Steve Witkoff e — giuro — Jared Kushner. L'Iran partecipa. La Casa Bianca "sta considerando" la presenza di persona. Nel frattempo, la Camera dei Rappresentanti americana voterà una risoluzione sui poteri di guerra per limitare Trump. E i democratici promettono "pressione massima" sui repubblicani.
Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 95 dollari sulla notizia della tregua, per poi rimbalzare. Il Dow Jones è salito di 1.300 punti — tranquilli, è solo Wall Street che fa finta che tutto vada bene mentre il mondo brucia.
E noi? Noi tratteniamo il respiro. Perché se lo Stretto resta chiuso, se la tregua salta, se Israele continua a bombardare il Libano mentre Trump minaccia di uscire dalla NATO — beh, l'Italia scoprirà davvero il prezzo della guerra altrui. Ma questo, l'abbiamo già scritto.

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