C'è un concetto filosofico che in questo aprile 2026 sta diventando un vero e proprio stile di vita globale: la pace firmata non è pace. È più tipo una pausa pubblicitaria tra un massacro e l'altro.
Mercoledì 8 aprile, mentre il mondo tirava un sospiro di sollievo per la tregua Iran-USA di due settimane, Israele ha lanciato l'Operazione "Oscurità Eterna" su Beirut. Cinquanta caccia, centosessanta bombe, cento bersagli in dieci minuti. In pratica, un'intera città sotto attacco nel momento esatto in cui qualcuno ti diceva "tranquilli, è tutto finito".
Il risultato? 254 morti e 720 feriti secondo il ministero della Salute libanese. Ospedali saturi, appelli urgenti per donazioni di sangue, quartieri residenziali colpiti senza preavviso. Un cimitero nel Bekaa mitragliato durante un funerale — dieci morti, compreso il fatto che stavano già seppellendo qualcuno.
"Una scaramuccia"
Ecco la frase che passerà alla storia: Donald Trump, informato dell'attacco su Beirut che ha fatto centinaia di morti, l'ha definito "una scaramuccia a parte di cui ci occuperemo". Aggiungendo, senza traccia di ironia: "Va tutto bene."
Il dettaglio che rende tutto più assurdo? Netanjahu ha chiarito che il Libano non era incluso nella tregua. "A causa di Hezbollah", ha spiegato. Cioè: dear Libano, la tregua è per l'Iran, non per te. Tu continui a prendere bombe. Scusa, non scusa.
Il ministro della Difesa Katz ha chiamato l'attacco "il colpo più concentrato subito da Hezbollah dall'Operazione Cercapersone" — un modo elegante per dire che hanno appena massacrato centinaia di civili in un quartiere residenziale per eliminare qualche lanciarazzi. Ma ehi, che scaramuccia.
"I militari italiani non si toccano"
Ma la ciliegina sulla torta è arrivata per noi italiani. Una colonna logistica dell'UNIFIL, con militari italiani a bordo di un veicolo Lince, stava trasportando personale per un rimpatrio a Beirut. L'esercito israeliano ha aperto il fuoco di avvertimento sulla colonna, colpendo il veicolo al paraurti e alle gomme. La colonna è dovuta tornare alla base Shama. Nessun ferito, per un soffio.
La reazione italiana è stata unanime e dello stesso tenore di quando abbiamo scoperto che la guerra altrui costa cara a casa nostra:
- Meloni: "Completamente inaccettabile personale impiegato sotto bandiera ONA messo a rischio con azioni irresponsabili"
- Tajani: Ha convocato l'ambasciatore israeliano alla Farnesina e ha pronunciato la frase che diventerà un manifesto: "I militari italiani non si toccano"
- Crosetto: "Episodi del genere sono intollerabili e non devono più ripetersi". Ha chiesto l'intervento dell'ONU
Dall'opposizione, Fratoianni (Sinistra italiana) ha chiesto sanzioni al governo israeliano e la sospensione dell'accordo di associazione Israele-UE. Bella richiesta. Peccato che quando uno ti spara addosso e tu rispondi convocando l'ambasciatore, la distanza tra "intollerabile" e "tollerato per motivi geopolitici" sia quella che separa un proiettile dal cranio di un casco blu.
La tregua che non era (parte II)
E naturalmente, la chiusura dello Stretto di Hormuz è tornata effettiva. I media iraniani parlano chiaro: "completamente chiuso". Le navi sono costrette a tornare indietro. I Pasdaran trasmettono su frequenze marittime internazionali che ogni nave che tenta di uscire "sarà presa di mira e distrutta".
Il negoziatore iraniano Ghalibaf ha dichiarato che tre dei dieci punti della tregua sono già stati violati, incluso quello sul Libano. Quindi la domanda è: se la tregua prevede che Israele smetta di bombardare il Libano, e Israele bombarda il Libano il giorno stesso della tregua, la tregua esiste ancora?
La risposta, come tutto in questo conflitto, dipende da chi chiedi. Trump dice "va tutto bene". Netanjahu dice "questa è coordinata". L'Iran dice "chiudiamo Hormuz". Più di 254 libanesi non possono più dire niente.
Nel frattempo, 15 paesi sotto guida francese stanno organizzando una missione navale per proteggere la navigazione a Hormuz. L'Italia è tra questi. Perché se c'è una cosa che l'Italia sa fare bene, è mandare i propri soldati in zone dove qualcuno spara loro addosso, e poi convocare l'ambasciatore.
Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.