Se avete fatto il pieno ieri, mi dispiace. Se l'avete fatto oggi, siete dei geni. Il petrolo ha appena subito un tonfo del 10% — da 98 a 88 dollari al barile — dopo che l'Iran ha annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz per le navi commerciali durante il cessate il fuoco.
Per chi se lo fosse dimenticato: lo Stretto di Hormuz è quella strisciolina d'acqua dove passa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Da fine febbraio, con l'inizio del conflitto USA-Israele contro l'Iran, era di fatto chiuso. Il risultato? Il Brent crude aveva schizzato da sotto 70 a oltre 119 dollari a barile a marzo. Roba da far piangere i distributori di benzina.
Ora, il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato: «Il passaggio per tutti i veicoli commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco». E Trump, su Truth Social, ha ringraziato — perché ovviamente ha ringraziato — aggiungendo però che il blocco navale rimane «in pieno vigore» fino a un accordo permanente.
Insomma: «È aperto, ma non è aperto. Grazie comunque!»
Le borse esultano (ma le navi non si muovono)
I mercati hanno reagito come se avessero appena visto il Messia: S&P 500 +1,2%, Nasdaq +1,3%, Dow Jones +1,9%. Anche le borse europee non stanno male — CAC e DAX entrambi su del 2%, FTSE 100 +0,7%.
Ma c'è un piccolo dettaglio: nessuna compagnia di spedizioni ha intenzione di essere la prima a passare.
Jakob Larsen, responsabile sicurezza di BIMCO, è stato cristallino: «Lo status delle mine nella zona di separazione del traffico non è chiaro». In parole povere: ci sono mine in acqua, e non è che le hanno rimosse tutte. La IMO (International Maritime Organization) sta ancora «verificando» l'annuncio iraniano. Stena Bulk, che gestisce petroliere nella regione, ha detto che non transiteranno finché non saranno «soddisfatti che sia sicuro».
Chi ci rimette (e chi ci guadagna)
La chiusura dello Stretto non ha colpito solo il petrolio. Un terzo delle sostanze chimiche chiave per i fertilizzanti mondiali passa da lì — e i prezzi sono schizzati alle stelle. I prezzi della benzina nel UK avevano appena iniziato a scendere per la prima volta da febbraio, dice il RAC. Ma restano comunque molto più alti di prima del conflitto.
Le compagnie aeree temevano di dover groundedare i voli per mancanza di jet fuel. Gli agricoltori vedevano i costi dei fertilizzanti esplodere. E noi, al distributore, pregavamo.
Ora il prezzo del greggio è tornato sopra i 90 dollari — ancora lontano dai 70 di prima della guerra, ma meglio di 119. È come dire che va meglio dopo un incidente d'auto che essere rimasti sotto l'auto.
Il cessate il fuoco in Libano è la chiave per chiudere la guerra più ampia con l'Iran. Ma le sfide restano. Nel frattempo, noi continuiamo a guardare il prezzo della benzina come se fosse il meteo.
Commenti
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Caricamento commenti…