Se vi state chiedendo come mai un cazzo di vicepresidente americano vola a Budapest tre giorni prima delle elezioni per fare campagna per un autocrate europeo, la risposta è semplice: perché Viktor Orban è l'unico leader al mondo che ha come sponsor sia Donald Trump che Vladimir Putin. E domenica prossima, tutto questo potrebbe finire.
Domenica 13 aprile, 9,6 milioni di ungheresi vanno alle urne in quelle che Chatham House definisce "le elezioni più importanti per l'Europa da molti anni a questa parte". In palio c'è niente meno che il futuro dell'Unione Europea — perché Orban, negli ultimi 16 anni, ha usato l'Ungheria come cavallo di Troia del Cremlino dentro la UE, bloccando prestiti all'Ucraina, sabotando le sanzioni alla Russia e costruendo quella che lui chiama con orgoglio "democrazia illiberale".
E adesso? I sondaggi dicono che Peter Magyar e il suo partito Tisza sono in vantaggio. Magyar, 45 anni, ex fedelissimo di Orban che si è ribellato dopo aver scoperto da vicino il livello di corruzione del regime, ha cavalcato l'onda del malcontento: stagnazione economica, costo della vita alle stelle, e oligarchi che si arricchiscono mentre il paese muore. Le proiezioni più recenti parlano di una possibile maggioranza dei due terzi per Tisza — la stessa supermaggioranza che Orban ha usato per riscrivere la costituzione a suo piacimento.
L'alendar Orban: Trump da una parte, Putin dall'altra
La campagna di Orban ha avuto un colpo di scena questa settimana: JD Vance è volato a Budapest per fare campagna per lui, attaccando l'UE per "interferenza" nelle elezioni ungheresi — il livello di ironia è pazzesco, considerando che è lui a interferire. Il Cremlino, nel frattempo, ha dichiarato che "molte forze in Europa e a Bruxelles non vorrebbero che Orban vincesse di nuovo" — traduzione: Mosca tifa Orban.
Ma la guerra in Iran ha cambiato le carte in tavola. La destra europea, da sempre alleata di Trump, sta prendendo le distanze: Meloni ha negato a Sigonella (come abbiamo raccontato), Marine Le Pen ha definito "erratici" gli obiettivi di guerra di Trump, e l'AfD tedesca chiede addirittura che le truppe americane lascino le basi in Germania. Il "benedetto da Trump" è diventato un titolo velenoso, non un vantaggio.
Un ministro spia per la Russia
Come se non bastasse, un audio trapelato ha rivelato che un ministro di Orban ha offerto di mandare documenti UE alla Russia. Yes, avete capito bene: un membro del governo ungherese che si offre di fare da talpa per Mosca all'interno delle istituzioni europee. In qualsiasi seria democrazia, sarebbe uno scandalo da governo dimissionario. In Ungheria under Orban, è mercoledì.
Cosa cambia per l'Europa
Se Orban perde, l'equilibrio europeo si sposta radicalmente. L'Ungheria smetterebbe di essere il veto automatico di Mosca dentro il Consiglio UE: niente più blocchi alle sanzioni, niente più ostacoli ai prestiti all'Ucraina, niente più scudi umani per Putin a Bruxelles. Magyar ha promesso di sbloccare i fondi UE congelati per l'Ungheria — letteralmente miliardi fermi perché Orban li usa come merce di scambio.
Ma attenzione: gli analisti avvertono che il risultato è tutt'altro che scontato. Il sistema elettorale è stato ridisegnato per favorire Fidesz, gli ungheresi all'estero (che votano in gran parte per Orban) pesano, e gli indecisi sono tanti. Si va da una supermaggioranza Tisza a una maggioranza Fidesz — il range è letteralmente tutto il possibile.
Quello che è certo è che domenica non si gioca solo il futuro dell'Ungheria. Si gioca il destino dell'Europa intera — e la domanda è una sola: l'ultimo cavallo di Troia di Putin dentro la UE resiste, o finalmente cade?
Per il contesto su come Vance è finito a fare campagna per Orban, leggete il nostro post precedente.
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