Richard Skellett ha un problema che la maggior parte di noi non ha ancora: si è clonato da solo. Non nel senso fantascientifico di Jurassic Park — niente vasche con il liquido verde, per ora — ma ha costruito "Digital Richard", un gemello digitale alimentato da AI che ha digerito tre anni di riunioni, chiamate, documenti e presentazioni.
Il risultato? Una finestrella di testo a cui puoi chiedere consigli come se fosse il vero Richard. Anzi, meglio del vero Richard, perché Digital Richard non ha bisogno di caffè, non si lamenta del lunedì, e non chiede ferie.
Skellett non è un pazzo nel garage. È chief analyst da Bloor Research, una tech consultancy con 50 dipendenti sparsi tra UK, Europa, US e India. E da brCEO illuminato, ha deciso che il gemello digitale è ormai standard per chi entra in azienda. Welcome aboard, ecco il tuo badge, la tua scrivania e la tua copia AI.
Ma la cosa davvero interessante — e un po' inquietante — è come lo usano. Un analista che voleva andare in pensione? Ha fatto un pensionamento graduale, lasciando che il suo gemello digitale si sorbisse parte del carico. Una del marketing in maternità? Niente sostituzione temporanea: ha risposto il suo digital twin. Geniale? Sì. Ma anche: chi è che lavora davvero, in questo scenario?
Il "superworker" secondo Gartner
Gartner — quelli che se lo dicono loro, è quasi ufficiale — prevedono che i gemelli digitali dei knowledge worker diventeranno mainstream proprio quest'anno. E Meta sta già costruendo la versione AI di Zuckerberg, così i dipendenti potranno finalmente parlare con il capo senza dover fissare quella faccia nelle all-hands meeting.
Josh Bersin, guru delle HR, ha coniato il termine "superworker": l'individuo potenziato dall'AI che fa il lavoro di tre persone. Suona fantastico finché non ti chiedi: a chi servono tre persone di output se ne paga una sola?
Bloor Research ha una posizione "molto chiara" sulla questione: il gemello digitale è tuo, l'azienda paga per accedervi. I dipendenti vengono remunerati sui risultati, non sulle ore. Quindi se il tuo digital twin triplica la tua produttività, triplichi anche il tuo compenso. È così che funziona, giusto?
Già, peccato che Kaelyn Lowmaster di Gartner la pensi diversamente: "Penso che vedremo prima il lato negativo di questa medaglia, prima di vedere quello positivo." Tradotto: preparatevi a un periodo in cui il vostro gemello digitale lavorerà gratis per l'azienda, mentre voi vi chiedete se dovete ringraziare o fare causa.
Le domande da un miliardo di dollari
Chi possiede il tuo gemello digitale? Tu o il tuo datore di lavoro? E se fai un errore — o meglio, se lo fa il tuo clone — chi ne risponde? Se il tuo digital twin dice una cavolata a un cliente, vieni licenziato tu o si spegne il server?
E soprattutto: quando il tuo gemello digitale fa il tuo lavoro meglio di te, perché ti tengono ancora in organico? La risposta breve è: per ora. Quella lunga è: dipende da quanto costa spegnere Digital Richard rispetto a tenere Richard vero.
Intanto, il consiglio è semplice: se il tuo capo ti propone di farti un gemello digitale, leggi bene il contratto prima di dire sì. Perché Digital Tu potrebbe essere molto più simpatico di Te, e molto più economico da mantenere.
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