C'è un'azienda italiana che compra piattaforme tech americane come fossero figurine dei Pokémon, e nessuno ne parla abbastanza. Si chiama Bending Spoons, ha sede a Milano, vale 11 miliardi di dollari e ha appena fatto il suo ingresso trionfale in Eventbrite — la piattaforma di ticketing che probabilmente avete usato almeno una volta per quel concerto indie che poi avete disertato.
Il copione è sempre lo stesso: acquisizione, taglio del personale, redesign aggressivo. E anche stavolta non hanno deluso. Andrea Parodi, il nuovo capo messo lì da Bending Spoons, ha confermato che una "porzione significativa" dei dipendenti pre-acquisizione è stata tagliata. Tradotto dal corporatese: un sacco di gente è stata licenziata. Con un "sostanzioso pacchetto di separazione", che è il modo elegante per dire "arrivederci e grazie".
Ma la vera storia non è il taglio — quello è routine nel mondo delle acquisizioni tech. La vera storia è il modello Bending Spoons. Questi ragazzi di Milano hanno comprato WeTransfer, Vimeo, AOL (sì, AOL, nel 2024 — non è un errore di battitura), e ora Eventbrite. Il pattern è chirurgico: compri un brand conosciuto, tagli il grasso, automatizzi tutto il possibile, e rigiri il prodotto in chiave moderna.
Le novità per Eventbrite? Creazione eventi più veloce, pagine profilo ridisegnate, immagini ad alta risoluzione e — tenetevi forte — email di conferma più chiare. Rivoluzionario, lo so. Ma a fine mese arrivano anche l'accesso offline ai biglietti, finestre di check-in per la scansione e gestione multi-slot per sessioni sovrapposte. Roba che Eventbrite avrebbe dovuto fare cinque anni fa.
Il CEO Luca Ferrari aveva detto a Reuters già a novembre 2025 che l'azienda potrebbe essere pronta per una IPO nel 2026. Con una valutazione di 11 miliardi dopo l'ultimo round di ottobre, parliamo di una delle più grandi IPO tech europee potenziali dell'anno. E il bello è che quasi nessuno in Italia sa chi siano.
Mentre tutti si stracciano le vesti per l'ennesimo round di funding della startup californiana di turno, c'è un'azienda italiana che sta letteralmente comprando pezzi di internet. WeTransfer per condividere file, Vimeo per i video, AOL per... boh, nostalgia? E ora Eventbrite per gli eventi. A questo punto manca solo che comprino MySpace e il cerchio si chiude.
Il modello funziona? I numeri dicono di sì. Da startup milanese a colosso da 11 miliardi, con un portfolio di brand che farebbe invidia a qualsiasi fondo di venture capital della Silicon Valley. Certo, ogni acquisizione lascia dietro di sé un trail di ex-dipendenti, ma ehi — benvenuti nel capitalismo tech, dove l'efficienza non è mai stata particolarmente sentimentale.
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