C'è un genere molto specifico di follia che, vista da lontano, sembra geniale: combattere un esercito producendone uno ancora più grande. Benvenuti a Montpellier, sud della Francia, dove una startup ha deciso che il modo migliore per avere meno zanzare tigre è allevarne milioni a settimana e poi liberarle in città. No, non è uno scherzo. E la parte peggiore è che funziona.
La startup si chiama Terratis, è nata nel 2024 e oggi sforna circa 1,5 milioni di maschi sterili ogni settimana. L'obiettivo dichiarato è arrivare a 40 milioni a settimana entro due anni. Detto così sembra il piano di un cattivo dei film, ma è esattamente il contrario: serve a far collassare la popolazione di Aedes albopictus, la zanzara tigre, quella che ti rovina le serate d'estate e — dettaglio non trascurabile — porta in giro dengue, Zika e chikungunya.

Come si fa la guerra con i propri soldati
Il trucco si chiama "tecnica del maschio sterile" (SIT, per gli amici del settore) e ha una logica spietatamente elegante. I maschi delle zanzare non pungono — quella è roba da femmine — quindi liberarli in giro non fa danni. Terratis li separa, li infila in lotti da 400.000 alla volta e li bombarda di raggi X fino a renderli sterili. Poi apre le gabbie.
A quel punto i maschi fanno l'unica cosa che sanno fare: cercano femmine selvatiche e si accoppiano. Solo che le uova che ne escono sono vuote. Niente schiusa, niente nuove zanzare. «Loro depongono, ma quelle uova sono fertili quanto un sasso», è più o meno il senso di quello che spiega la co-fondatrice Clélia Oliva. Inonda una zona di maschi-fantoccio e la popolazione, generazione dopo generazione, si sgonfia da sola. Il bello: è una tecnica non-OGM, senza pesticidi, senza veleni. Roba sviluppata 50 anni fa per l'agricoltura, oggi riadattata contro le zanzare.

I numeri che spiegano la fretta
Perché tutta questa industria della zanzara? Perché il clima sta dando una mano alla nemica. La zanzara tigre, arrivata in Francia nel 2004, oggi è presente in quasi tutto il Paese, e con lei le malattie che trasporta. Il 2025 è stato da record: secondo i dati citati da RFI, la Francia ha contato centinaia di casi autoctoni di chikungunya — cioè contratti in loco, non in viaggio — più decine di casi di dengue. Tradotto: non è più "quella malattia esotica che prendi ai tropici", è dietro l'angolo di casa.
E i primi risultati di Terratis fanno ben sperare. A Brive-la-Gaillarde, dove a maggio 2025 sono stati liberati 11 milioni di maschi sterili, già metà delle uova pronte a schiudersi in primavera erano sterili. La previsione è di arrivare al 90% entro fine estate 2026. L'obiettivo, va detto, non è lo sterminio totale: è ridurre i numeri in modo «significativo e duraturo». Una zanzara ci sarà sempre. Solo, statisticamente, molte meno.
E l'Italia? Pure noi, da prima dei francesi
Prima di guardare i cugini d'Oltralpe con aria superiore, sappiate che l'Italia su questo è avanti da decenni. Il Centro Agricoltura Ambiente in Emilia-Romagna lavora alla tecnica del maschio sterile dal 1999, e non per hobby: la chikungunya da noi è già passata col botto nel 2007 in Romagna, nel 2017 tra Lazio e Calabria e di nuovo nel 2025 nel Modenese; la dengue ha fatto capolino a Vicenza nel 2020 e tra Fano e Cavezzo nel 2024. Insomma, la "zanzara dei poveri" sta diventando un problema di sanità pubblica anche qui, mentre noi siamo ancora convinti che basti la piastrina alla citronella.
Resta un nodo molto europeo: la burocrazia. Le zanzare sterili vivono in una zona grigia normativa — non sono biocidi, non sono OGM — e questa incertezza rischia di spaventare gli investitori privati. Perché certo, possiamo pure inventare la zanzara che si autodistrugge per amore, ma se non c'è la casella giusta nel modulo, in Europa non esiste. Il futuro dell'estate senza pizzichi, a quanto pare, passa anche da un timbro.
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