Diciamocelo: per anni il turismo è stato la cosa di cui l'Italia andava più fiera, quella frase da spot — "abbiamo il 60% del patrimonio artistico mondiale" — ripetuta come un mantra ogni volta che l'economia scricchiolava. Poi arriva l'estate del 2026 e il mantra si è trasformato in un mal di testa collettivo. Perché avere il cortile più bello del mondo va benissimo, finché non ci si accorge che dentro quel cortile non ci vive più nessuno: solo file, valigie con le rotelle e affitti brevi.
Rimini batte tutti (e non è un complimento)
La classifica arriva dall'indice ICST di Demoskopika, che misura la pressione turistica incrociando densità di presenze, posti letto, intensità e persino i rifiuti urbani attribuibili ai vacanzieri. Il verdetto è impietoso: sul podio ci finisce Rimini con circa 17.000 turisti per chilometro quadrato, seguita da Venezia (quasi 16.000) e da Bolzano. A ruota Livorno, Napoli, Milano, Trento, Roma, Verona e Trieste.
Diciassettemila persone per chilometro quadrato significa una densità da concerto sold-out, ma spalmata su tre mesi e con l'aggravante dell'ombrellone. E occhio: l'indice è pure ottimista, perché non conta gli escursionisti giornalieri e le seconde case. Tradotto: la ressa vera è anche peggio di quella certificata.
Venezia gioca la carta del listino da ristorante stellato
E qui entra in scena la trovata dell'anno. Il neosindaco Simone Venturini ha proposto di trasformare il famigerato contributo d'accesso — oggi un simbolico ticket da 5 o 10 euro per chi visita la città in giornata — in una tariffa dinamica che nei giorni più caldi potrebbe arrivare fino a 50 euro. Prezzo variabile a seconda delle prenotazioni, come i voli low cost o i biglietti dei concerti. Esentati residenti, lavoratori e chi dorme almeno una notte in laguna.
Perché questa mossa? Perché il ticket attuale, semplicemente, non funziona. Nei primi 42 giorni di applicazione del 2026 sono stati registrati oltre 514.000 contributi: 268.000 da 10 euro e 245.000 da 5. Numeri che dicono una cosa sola: la gente paga il pedaggio e entra lo stesso. Cinque euro di differenza non fermano nessuno che ha già messo in conto il gelato a 6 euro in Piazza San Marco. Serve un deterrente vero, ragiona il Comune. C'è però un dettaglio non da poco: senza una modifica normativa nazionale, quel tetto a 50 euro resta un desiderio. Venturini a breve andrà a Roma a bussare ai ministeri. In bocca al lupo.
E poi la domanda scomoda, quella che i critici ripetono da mesi: un ticket a 50 euro riduce davvero i flussi, o trasforma solo Venezia nell'ennesima esperienza premium accessibile a chi se la può permettere? Perché tra "salvare la città" e "mettere il velluto rosso all'ingresso di un parco a tema" il confine è sottile.
Non è solo un capriccio italiano
Il punto è che l'Italia non è sola in questo malumore. Nell'estate 2026 il sud Europa si è mosso in modo coordinato: Spagna, Italia e Portogallo guidano la classifica del malcontento anti-turismo del continente. A Barcellona e a Maiorca i residenti sono scesi in piazza a migliaia con il loro simbolo diventato ormai iconico, la pistola ad acqua, puntata contro i turisti tra fumogeni rosa e adesivi con su scritto "Tourist go home" e "un turista in più, un residente in meno". Manifestazioni gemelle si sono viste anche a Venezia e a Lisbona.
Il nervo scoperto, ovunque, è sempre lo stesso: la casa. Dove il turista mordi-e-fuggi diventa la norma, gli affitti brevi in stile Airbnb divorano il mercato residenziale, i prezzi schizzano e chi ci è nato viene lentamente spinto fuori dal centro. Non è (solo) fastidio per la folla: è la sensazione di essere diventati comparse di uno spettacolo permanente allestito per gli altri.
E adesso?
La verità poco instagrammabile è che non esiste il bottone magico. Il ticket di Venezia è un esperimento, la classifica di Demoskopika è un termometro, le pistole ad acqua di Barcellona sono uno sfogo. Nessuna di queste cose, da sola, svuota le calli o abbassa gli affitti. Ma tutte insieme raccontano un cambio d'umore preciso: la stagione in cui le città più belle d'Europa hanno iniziato a chiedersi, ad alta voce, a chi appartengono davvero.
Che poi la risposta arrivi da un tornello, da una legge o da un secchio d'acqua in faccia, lo scopriremo il prossimo agosto. Intanto, se stavate pianificando il weekend a Venezia: portate il costume, ma anche la carta di credito. E magari un ombrello.
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