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Economia

L'UE gela Meloni: «Abbiamo già dato». Spread su, carovita pure

Inflazione al 4,1% in Italia, la più alta da tre anni, bollette +37% e spread a 118. Meloni scrive a Bruxelles per chiedere flessibilità, l'UE risponde gelida: «Le concessioni le abbiamo già fatte».

Diciamocelo: c'è qualcosa di profondamente italiano nel chiedere soldi a chi ti ha appena detto che i soldi te li ha già dati. È andata più o meno così. Mentre il carrello della spesa si gonfia come un palloncino a una festa triste e il pieno di benzina costa quanto un abbonamento annuale a tre piattaforme streaming, il 1° ottobre 2026 Giorgia Meloni ha scritto una lettera a Bruxelles per chiedere un po' di respiro sui conti. Risposta della Commissione, tradotta dal politichese: «Bello, ma no».

Benvenuti nell'autunno più caro degli ultimi tre anni, quello in cui l'inflazione è tornata a fare la protagonista e noi a fare le comparse che pagano il conto.

I numeri, che non mentono (a differenza dei talk show)

A settembre 2026 l'inflazione nell'eurozona è salita al 3,7%, dal 3,2% di agosto. Fin qui diresti: vabbè, mezzo punto. Peccato che in Italia il dato armonizzato sia schizzato al 4,1% (4,2% quello nazionale), il livello più alto da tre anni. Per darti un metro: la Germania è al 3,3%, la Francia al 3,4%, e la Spagna ci batte tutti con un drammatico 5,0%. Una classifica in cui nessuno vuole essere sul podio.

Da dove arriva la mazzata? Dall'energia, soprattutto. I beni energetici in Italia sono passati da +17,1% a +22,3% in un mese, trascinati dallo shock dei prezzi legato alla guerra in Medio Oriente. E già che c'era, pure il cibo fresco ha fatto la sua parte: alimentari non lavorati dal 3,8% al 5,5%. Ciliegina avvelenata: secondo l'Arera le bollette elettriche a ottobre volano del +37%. Quella non è una bolletta, è un ricatto con il logo.

Sui mercati la febbre si vede subito: lo spread Btp-Bund è balzato a 118 punti (+16 in una sola seduta), con il rendimento del Btp decennale al 4,69%, ai massimi da ottobre 2023. Tradotto per chi non mastica finanza: prestare soldi all'Italia costa di nuovo caro, e indovina chi paga gli interessi.

Christine Lagarde, presidente della BCE
Christine Lagarde, presidente BCE: risposta «misurata», dicono. Il portafoglio dice altro.

La BCE tra l'incudine e il termosifone

E la Banca Centrale Europea? Dopo due rialzi tra giugno e settembre, i tassi sono al 2,5%, e i mercati scommettono su altri tre-quattro ritocchi entro il 2027. Christine Lagarde promette una risposta «misurata» — perché, spiega, i rendimenti già alti freneranno l'economia da soli. Geniale: invece di alzare i tassi per raffreddare i prezzi, aspettiamo che a raffreddarsi sia la nostra capacità di comprare cose. Stessa destinazione, meno responsabilità sulla mappa.

La stessa BCE prevedeva un'inflazione al 3,6% nell'ultimo trimestre: ora gli economisti dicono che il picco sarà vicino al 4%. Previsioni che invecchiano come lo yogurt: male e in fretta.

La lettera, e il gelo di Bruxelles

Qui arriva il siparietto diplomatico. Meloni, in tandem con il premier ceco Andrej Babiš, scrive a Ursula von der Leyen chiedendo che il quadro di bilancio tenga conto dell'inflazione sopra le attese — dato che, sostiene Palazzo Chigi, la spesa pubblica colpita dal carovita vale il 20,4% del Pil. Insomma: ci servono margini.

Risposta della portavoce della Commissione Paula Pinho, gelida come una cantina a febbraio: le concessioni sono già state fatte. Lo spazio extra garantito dalla clausola di salvaguardia è lo 0,6% del Pil tra febbraio 2026 e fine 2028, e tanti saluti. Bruxelles non dice «no» a caso: lo dice con la calcolatrice in mano, che fa ancora più male.

E noi comuni mortali?

Noi siamo quelli che il 2 ottobre hanno visto partire uno sciopero generale contro rincari e stipendi fermi, con treni, scuola e sanità a singhiozzo. Noi siamo quelli che l'inflazione non la leggono su un grafico della BCE, ma alla cassa del supermercato, nel pieno di benzina, nella bolletta che arriva con la serenità di una multa. Quelli a cui dicono che «va meglio» mentre ogni mese lo stipendio compra un pezzetto in meno di vita.

Morale, se ce n'è una: l'inflazione è una tassa che nessuno vota e tutti pagano. E mentre i Grandi si scrivono lettere formali su quanti decimali di Pil concedersi, il resto d'Europa fa la spesa con la calcolatrice. Kinda deprimente, per restare in tema di tendenze.


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