C'è un genere molto specifico di nemesi storica: passare vent'anni a farti dire da madri, dermatologi e spot del Ministero che il sole fa male, crescere a pane e SPF 50, e poi un bel giorno decidere che no, in realtà ti vuoi proprio cuocere. Volontariamente. Con il timer.
Benvenuti nel tanmaxxing, l'ultima trovata della Gen Z che sta facendo venire l'orticaria (e non solo metaforica) a mezza categoria medica. Il principio è semplice come una scottatura: massimizzare l'abbronzatura a ogni costo. Più scuro è, meglio è. E il "costo", spoiler, lo paga la tua pelle.

Cos'è il tanmaxxing (e perché il nome è già un programma)
La parola è il solito frullato da social: tan (abbronzatura) più maxxing, il suffisso che ormai si appiccica a tutto per dire "portare all'estremo". Arriva dritta dalle community del looksmaxxing, quelle dove si ottimizza ogni millimetro del proprio aspetto come fosse un foglio Excel. Cugini di trend tipo fibermaxxing e looksmaxxing — e di altri che, come ha fatto notare con classe Forbes, è meglio non nominare a cena.
In pratica i cosiddetti "tanfluencer" su TikTok e Instagram spingono a stare al sole il più a lungo possibile, scegliere apposta i giorni con l'indice UV più alto, usare lettini abbronzanti, oli con SPF ridicolo, "acceleratori" di tintarella e — fiore all'occhiello — pure pillole e peptidi comprati da qualche sconosciuto. Il tutto saltando allegramente la crema solare.
Una generazione cresciuta tracciando le calorie ora traccia l'indice UV come fosse uno sport. E qualcuno commenta: "ma quindi è come se fossero tornati negli anni 2000?". Esatto. Identico. Tranne che allora non lo chiamavamo wellness.
Piccolo dettaglio: l'abbronzatura È un danno
Qui arriva la parte che i tutorial saltano con grazia. Un'abbronzatura non è un premio: è la tua pelle che si difende da un danno al DNA già avvenuto. Quel colorito "sano" è letteralmente un segnale di soccorso cellulare. Mettere il filtro caldo sopra non cambia la sostanza.

I dermatologi lo ripetono fino allo sfinimento: l'esposizione UV accumulata nel tempo alza il rischio dei due tumori della pelle più comuni — carcinoma basocellulare e squamocellulare — mentre le scottature intense sono associate al più temibile, il melanoma. In più, bonus omaggio: invecchiamento precoce, rughe profonde e quella texture "borsa di pelle vintage" che nessun filtro di Instagram salva.
La dottoressa Natasha Kapur, dermatologa al St John & St Elizabeth Hospital di Londra, taglia corto: "Non esiste un modo 'sicuro' di abbronzarsi. L'unico modo per evitare il danno permanente è la protezione solare. E ricordate: chi fa il video può avere una pelle completamente diversa dalla vostra." Dall'altra parte dell'oceano, la dottoressa Elena Rossi, dermatologa di Toronto, è ancora più cupa: "Stiamo assistendo a un'amnesia generazionale sul danno solare. L'estetica di oggi sta creando una crisi sanitaria per il 2040."
I numeri, perché i numeri non si abbronzano
Nel Regno Unito più della metà della popolazione si scotta ogni anno, oltre il 10% non mette mai la crema solare, e i decessi per melanoma sono attesi in crescita di oltre 200 casi nel prossimo decennio. In Canada, dove l'agenzia ambientale prevede un'estate da record di caldo, gli esperti già parlano di "tempesta perfetta": più caldo, più ore all'aperto, più UV, più tanmaxxing. In Italia? L'ANSA lo ha ribattezzato il paradosso dell'estate 2026: da un lato il boom della super-protezione skincare, dall'altro la tintarella selvaggia rilanciata dai social. Schizofrenia balneare.
La parte più beffarda è la contromossa della sanità pubblica: visto che lo spauracchio "rischi il cancro" non fa più presa, ora puntano sull'unica leva che la Gen Z capisce davvero — l'estetica. Tradotto: "guarda che ti vengono le macchie e la pelle a cartapecora". Combattere la vanità con la vanità. Geniale, e leggermente deprimente.
Morale: il sole non è il nemico, e nessuno ti chiede di vivere in una grotta spalmato come una mozzarella. Ma trasformare il danno cellulare in una challenge con tanto di leaderboard di likes è il tipo di idea che, tra trent'anni, ti ritroverai a spiegare a un oncologo. Magari due minuti d'ombra, ogni tanto. Giusto per non finire archiviati anche noi, come lo scorpione nel cassetto.
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