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Economia

Spesa da record: battiamo il 2007, ma non col cibo

Nel 2026 la spesa delle famiglie italiane tocca 23.261 euro pro capite e supera il picco del 2007. Ma compriamo meno cibo e moda: a tirare sono tech, viaggi e tempo libero (+3.200% la tecnologia in trent'anni).

Diciamocelo: ti avevano cresciuto col mantra della crisi eterna, il "non ci sono piu' i soldi di una volta", la nonna che spegneva la luce in cucina come se ogni lampadina fosse un mutuo. E invece il colpo di scena dell'estate 2026 e' che gli italiani non hanno mai speso cosi' tanto. Mai. Nemmeno nel mitico 2007, quello prima che tutto andasse a fuoco.

Secondo l'ultima analisi dell'ufficio studi di Confcommercio, uscita il 10 agosto, la spesa pro capite delle famiglie italiane nel 2026 tocca quota 23.261 euro. Per capirci: il vecchio record del 2007 era 22.975 euro. L'abbiamo superato. Sono 314 euro in piu' a testa rispetto al 2025, il che a fine anno fa la differenza tra "arrivo a fine mese" e "arrivo a fine mese con stile".

Interno di un negozio di elettronica e telefonia
Il vero tempio dei consumi 2026: non il fruttivendolo, ma il reparto smartphone.

Il trucco: spendiamo di piu', ma per cose diverse

Qui viene il bello, perche' il totale che sale nasconde un ribaltone silenzioso. Non e' che abbiamo riempito di piu' il carrello del supermercato. Anzi: alimentari e moda arretrano, i beni "solidi" perdono peso. A tirare la volata sono tecnologia, servizi, turismo, ristorazione, cultura e tempo libero. Tradotto in Gen Z: meno pasta e maglioni, piu' abbonamenti, cene fuori, weekend e gadget.

E il dato che fa alzare il sopracciglio e' uno solo. La spesa pro capite per tecnologia, telefonia e informatica dal 1995 a oggi e' cresciuta di quasi il 3.200%. Non e' un refuso. Trentadue volte tanto. Il tempo libero e i servizi ricreativi, nel frattempo, sono saliti del 137%. La spesa media della famiglia italiana negli ultimi trent'anni ha semplicemente cambiato religione: dal supermercato allo store.

Televisore e dispositivi tecnologici in salotto
Trent'anni fa un lusso, oggi il minimo sindacale del salotto.

Sara' benessere o solo tutto piu' caro?

Prima di stappare lo spumante del boom, un attimo di onesta'. Una parte di questi numeri e' benessere vero: il mercato del lavoro ha toccato il record di 24,3 milioni di occupati, la disoccupazione e' ai minimi, il reddito disponibile e' cresciuto e il turismo straniero pompa i consumi. Confcommercio stima per il 2026 un PIL a +0,9% e consumi a +1,2%, meglio delle attese nonostante le tensioni in Medio Oriente.

Ma c'e' l'altra faccia. Con un'inflazione media al 2,7%, "spendere di piu'" non vuol dire per forza "comprare di piu'": vuol dire anche che le stesse cose costano semplicemente di piu'. Il deflatore dei consumi corre, il costo del lavoro insegue piu' lento, e il potere d'acquisto reale rischia un'erosione temporanea. Insomma: parte del record e' portafoglio pieno, parte e' scontrino gonfiato.

La morale, molto 2026, e' questa: siamo il Paese che ha smesso di comprarsi la giacca ma non rinuncia al telefono nuovo, alla cena fuori e alla vacanza. Battiamo il record di spesa del pre-crisi mentre continuiamo a raccontarci che siamo in crisi. Forse la verita' e' che non siamo piu' poveri di prima — abbiamo solo cambiato le cose per cui siamo disposti a piangere alla cassa.


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