Spoiler: non servono X/Twitter, gli algoritmi di Zuckerberg o i talk show in prime time per spaccare una società a metà. Bastano trent'anni di convivenza forzata, qualche leader carismatico che muore al momento sbagliato, e il gioco è fatto. Anche se sei una scimmia.
Lo dice Science, che stavolta non parla di LLM o di nuovi esopianeti, ma di una cosa molto più vecchia e molto più antropologicamente dolorosa: la prima "guerra civile" tra scimpanzé mai documentata in tempo reale. Luogo del crimine: il Parco Nazionale di Kibale, Uganda. Comunità: quella di Ngogo, la più grande conosciuta al mondo. Bilancio provvisorio tra il 2018 e il 2024: 7 attacchi mortali contro maschi adulti e 17 cuccioli uccisi. Numeri da curva nord, non da documentario BBC della domenica sera.
Trent'anni per capire che si odiavano
Lo studio, firmato dall'antropologo Aaron Sandel dell'Università del Texas ad Austin, si basa su trent'anni di osservazioni sul campo. Trent'anni. Il tempo che serve a una persona per capire se davvero ama il proprio partner o se sta solo facendo inerzia — e comunque molti non ci arrivano. Gli scimpanzé di Ngogo, dicono i dati, sono stati una comunità coesa per i primi vent'anni. Poi, nel 2015, qualcosa si è rotto: i gruppi occidentale e centrale hanno smesso di frequentarsi. Come i colleghi di ufficio dopo il covid.
Il punto di svolta, secondo i ricercatori, è stato demografico: una serie di maschi adulti anziani — quelli che tenevano insieme il branco come zie moleste ai matrimoni — è morta. Senza di loro, la gerarchia si è riorganizzata, i ponti sono crollati e nel 2018 la scissione è stata ufficiale. Due gruppi, due territori, zero dialogo. Brexit, ma pelosa.
Un evento ogni 500 anni (più o meno)
La cosa davvero inquietante, dicono gli studi genetici, è che una scissione di questa portata nei gruppi di scimpanzé capita in media ogni 500 anni. Cioè: noi umani, che ci stiamo scannando ogni lunedì mattina sui commenti di Instagram, assistiamo a un evento talmente raro tra i nostri cugini evolutivi da rendere quasi imbarazzante il nostro tasso di polarizzazione. Il precedente noto risale agli anni Settanta a Gombe, in Tanzania, durante gli studi leggendari di Jane Goodall. E perfino lì c'era un asterisco: i ricercatori davano da mangiare alle scimmie, quindi forse era tutto un po' drogato dalla presenza umana.
A Ngogo invece no. Niente banane gratis, niente conclusioni artefatte. Gli scimpanzé si sono spaccati da soli, e si stanno ammazzando tra loro. Ex membri dello stesso gruppo, che per anni avevano cooperato, dormito vicini, mangiato dagli stessi alberi. "Ciò che colpisce particolarmente — dice Sandel — è che gli scimpanzé stanno uccidendo ex membri del proprio gruppo. Le nuove identità di gruppo stanno prevalendo su relazioni cooperative che esistevano da anni". Suona familiare?
Il punto scomodo: forse non è colpa di Twitter
La conclusione di Sandel è quella che fa veramente male leggere di venerdì mattina: "Se le dinamiche relazionali da sole possono generare polarizzazione e conflitti letali negli scimpanzé, senza linguaggio, etnia o ideologia, allora negli esseri umani questi marcatori culturali potrebbero essere secondari rispetto a qualcosa di più fondamentale". Tradotto: la narrazione comoda secondo cui ci odiamo solo a causa dei social, delle ideologie, della Russia o del capitalismo — potrebbe essere una favola consolatoria. La verità, forse, è più semplice e più deprimente: quando un gruppo diventa troppo grande e muoiono le figure che lo tengono insieme, si spacca. E a quel punto le due metà, una volta fratelli, si riconoscono come "gli altri". E gli "altri" si attaccano.
Sandel aggiunge una nota ottimistica, che suona un po' come quando i dentisti ti dicono "da oggi filo interdentale ogni sera": se il problema è strutturale e non ideologico, "potremmo avere la possibilità di ridurre i conflitti sociali nelle nostre vite personali". Bello. Nel frattempo, però, saremmo già al secondo anno di guerra su una chat di condominio per la raccolta differenziata.
Morale (involontaria) della faccenda
Ogni tanto la scienza, che di solito ci regala notizie confortanti tipo "le microplastiche sono ovunque" o "l'Antartide si scioglie più in fretta", decide di sparare basso e ci ricorda che non siamo speciali. Ci illudiamo che le nostre guerre civili — fredde, calde, digitali, da tastiera, condominiali — siano il prodotto di qualcosa di sofisticato: la politica, la religione, l'economia, la propaganda. E invece forse sono solo biologia: gruppo troppo grande, ponti sociali che crollano, formazione di cluster chiusi, identità nuove che divorano le vecchie.
Gli scimpanzé di Ngogo ci hanno appena fatto uno specchio. Peccato che, come quasi sempre, guardarci dentro sia la cosa che ci riesce peggio.
Fonte: ANSA / Science — studio guidato da Aaron Sandel (Univ. Texas Austin), Parco Nazionale di Kibale, Uganda, aprile 2026.

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