Apro il frigo. Guardo dentro. Non c'e' niente che voglio davvero. Lo chiudo. Passano tre minuti, forse quattro, e lo riapro. Come se nel frattempo fosse arrivato un corriere segreto a rifornirmi di cose buone. Come se quella lucina che si accende fosse un piccolo teatro e stavolta lo spettacolo dovesse per forza essere diverso.
Non e' fame, la fame la riconosco. Questa e' un'altra cosa. E' la speranza sorda che la realta', se controllata abbastanza spesso, prima o poi ceda. Che il mondo abbia un aggiornamento in sospeso e basti riaprire per scaricarlo. Lo stesso identico gesto di quando ricarichi una pagina che hai gia' letto, o premi di nuovo il tasto dell'ascensore gia' premuto. Non ci credi davvero. Ma lo fai lo stesso.
E la cosa buffa e' che in un certo senso funziona. Non trovo niente di nuovo, pero' per due secondi ci ho creduto, e due secondi di attesa sono meglio di zero. Poi chiudo. E gia' so che tra poco saro' di nuovo li', mano sulla maniglia, a fare la stessa domanda a un ripiano di yogurt scaduti. Non si sa mai.

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