Anno MMXXVI · Giorno CCLXXI · Lunedì
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Pronto a cosa

Rispondiamo al telefono dichiarandoci pronti, e non lo siamo mai.

Ci hai mai pensato? Squilla il telefono, lo prendi, e la prima cosa che dici e' "pronto". Pronto. Come se ti fossi preparato. Come se fossi li', in posizione, allacciato, con l'elmetto, ad aspettare quella chiamata. E invece stavi guardando il soffitto o cercando le chiavi in giro per casa. Non sei pronto a niente.

Il resto del mondo mica lo fa. Gli inglesi dicono "hello", che almeno e' un saluto onesto. Noi no. Noi apriamo dichiarando uno stato di prontezza operativa che non esiste. E' come rispondere alla porta dicendo "disponibile". Non ha senso, eppure lo facciamo tutti, dal primo giorno, senza che nessuno ce lo abbia mai spiegato.

E la parte migliore e' il "pronto?" con il punto interrogativo. Quello lo tiri fuori quando la linea gracchia. Pronto? Pronto?? Cioe': sono pronto io, ma lo sei anche tu? Ci dichiariamo pronti a vicenda e solo dopo possiamo parlare del piu' e del meno. Due persone che si assicurano di essere entrambe in assetto da combattimento per dirsi "allora, che fai stasera".

Poi scopri che viene dai centralini di un secolo fa, quando l'operatore doveva sapere se la linea era, appunto, pronta. E va bene. Ma il centralino non c'e' piu' da decenni e noi continuiamo. Ci portiamo dietro la prontezza di una macchina che non esiste. Rispondiamo ancora a una domanda che nessuno fa piu'.

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