Lo sai, vero, che quel pulsante al semaforo probabilmente non fa niente. L'hanno verificato anni fa: in metà delle città quei bottoni sono scollegati, il verde arriva quando deve arrivare, secondo il suo timer, fregandosene di te e del tuo dito. Eppure lo premi. Lo premo anch'io. Una volta, due, tre se ho fretta, come se la pressione si accumulasse da qualche parte e prima o poi il sistema cedesse.
E la cosa buffa è che funziona lo stesso. Non il semaforo, il cervello. Premere il bottone ti dà l'illusione di aver fatto qualcosa, di avere una mano nella faccenda, e l'attesa diventa più sopportabile. È un placebo, ma onesto a modo suo: non ti promette niente. Sei tu che decidi di crederci.
Mi chiedo quanti altri bottoni così ci siano in giro. Il tasto chiudi porta in ascensore che pare messo lì per scena. Il termostato dell'ufficio che è finto, la temperatura la decide il palazzo. Forse metà della vita adulta è questo: premere pulsanti che ci fanno sentire al comando di cose decise altrove. E va bene così, in fondo. Finché il verde arriva.

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