Ci sono giornate che riassumono un'intera era. Il 9 aprile 2026 per OpenAI è stata esattamente questo: un concentrato di promesse sconfinate e contraddizioni irrisolte, il tutto impacchettato nel linguaggio corporate che abbiamo imparato a decifrare come fosse crittografia.
In un solo giorno, l'azienda più iper-valutata del pianeta ha fatto tre cose: ha messo in pausa il suo progetto di data center nel Regno Unito, è finita sotto indagine dalla procura generale della Florida, e ha presentato ai propri investitori proiezioni che farebbero arrossire pure un venditore di fumo alla fiera di paese: 100 miliardi di dollari in pubblicità entro il 2030.
Stargate UK: arrivederci e grazie
Ricordate Stargate UK? Il mega data center annunciato a settembre 2025 con tanto di visita di Trump nel Regno Unito e promesse di £150 miliardi di investimenti? Ecco, OpenAI ha premuto il tasto pausa. Motivo ufficiale: regolamentazione sfavorevole e costi dell'energia troppo alti. La frase esatta è un capolavoro di eufemismo corporativo: "Procederemo quando le condizioni giuste, come la regolamentazione e il costo dell'energia, permetteranno investimenti infrastrutturali a lungo termine."
Traduzione: il Regno Unito non ci offre abbastanza agevolazioni per costruire i nostri server, e noi ce ne andiamo. Peccato che il primo ministro Keir Starmer abbia messo l'IA al centro della sua strategia di crescita, che il governo britannico abbia creato zone ad hoc per data center, e che Microsoft — socio di OpenAI — si lamenti della regolamentazione UK da anni. Quando il tuo partner più grande dice che la regolamentazione è un problema, forse il problema non è la regolamentazione. Forse è che costruire data center costa, e preferisci farlo dove ti danno sussidi.
La vera ironia? Londra è l'hub di ricerca internazionale più grande di OpenAI. Ci lavorano. Semplicemente non vogliono pagare per raffreddare i server.
La Florida bussa alla porta
Se nel Regno Unito i problemi di OpenAI sono infrastrutturali, in Florida sono esistenziali. Il procuratore generale James Uthmeier ha aperto un'indagine su OpenAI — con subpoenas in arrivo — proprio mentre l'azienda si prepara a un IPO che potrebbe valutarla fino a 1 trilione di dollari.
Le accuse sono pesanti: ChatGPT, con i suoi 900 milioni di utenti settimanali, è stato collegato ad abusi su minori, incoraggiamento al suicidio, e — attenzione — possibile uso nell'omicidio di massa alla Florida State University che ha ucciso due persone. Uthmeier parla anche di rischi per la sicurezza nazionale: i dati di 900 milioni di persone potrebbero finire nelle mani del Partito Comunista Cinese.
Non è solo la Florida: California e Delaware hanno già inviato lettere di preoccupazione su come i prodotti OpenAI interagiscono con i minori. Il messaggio è chiaro: un'azienda che vuole quotarsi a 1 trilione di dollari non può permettersi di essere collegata a omicidi e abusi su minori. Ma evidentemente qualcuno a San Francisco pensa che sia solo un "problema di PR".
In fondo, chi meglio di OpenAI sa trasformare i problemi in slide per investitori?
E intanto, 100 miliardi in ads
Perché fermarsi alle contraddizioni quando puoi moltiplicarle? In quello stesso 9 aprile, Axios ha recuperato le proiezioni che OpenAI sta mostrando agli investitori per il suo IPO. I numeri sono, tecnicamente parlando, deliranti:
- 2026: 2,5 miliardi di dollari in pubblicità
- 2027: 11 miliardi
- 2028: 25 miliardi
- 2029: 53 miliardi
- 2030: 100 miliardi di dollari
Per contesto: Google, il re incontrastato della pubblicità digitale, ha fatturato 295 miliardi di dollari in ads nel 2025. Meta, il contendente numero due, 196 miliardi. E OpenAI — che ha iniziato a mostrare pubblicità su ChatGPT nel gennaio 2026 — pensa di arrivare a 100 miliardi in quattro anni? Un terzo di Google, l'azienda che ha inventato il business della pubblicità digitale?
La cosa più inverosimile? OpenAI sostiene che gli ads non stiano erodendo la fiducia degli utenti. Citazione: "Nessun impatto sulle metriche di fiducia dei consumatori e bassi tassi di chiusura delle inserzioni". Certo, e anche le sigarette non facevano male. Se 2,75 miliardi di utenti settimanali — la proiezione per il 2030 — vedranno pubblicità su ChatGPT, sarà perché non avranno alternative, non perché le apprezzano.
Il copione l'abbiamo già visto
Se tutta questa storia vi suona familiare, è perché è esattamente il copione di ogni piattaforma tech degli ultimi vent'anni. Facebook ha fatto lo stesso: crescita a tutti i costi, ignorare la sicurezza dei minori, promettere che la pubblicità non avrebbe rovinato l'esperienza, e poi monetizzare tutto quello che si poteva. La differenza è che Facebook ci ha messo anni per diventare un mostro. OpenAI sta cercando di farlo in un trimestre.
Nel mentre, il Pentagono ha cacciato Anthropic dai contratti militari, aprendo spazio per startup AI più piccole. Il CFO di xAI se n'è andato. Le azioni del software crollano per le paure di disruption. E Meta ha appena firmato un accordo da 21 miliardi con CoreWeave per capacità cloud.
L'intelligenza artificiale non è più un esperimento accademico. È un sistema di potere con contraddizioni che si stanno accumulando più velocemente dei parametri dei modelli. OpenAI non riesce a costruire data center dove esistono regolamenti, viene indagata per questioni di sicurezza nazionale e minori, e intanto proietta di diventare il terzo player pubblicitario del pianeta.
Se questo non è l'inizio di un film su come tutto è crollato, non sappiamo cosa lo sia.

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