Il tasto per chiudere le porte dell'ascensore non e' collegato a niente. Lo sai? Nella maggior parte dei casi e' finto. Lo premi, lo ripremi, lo martelli come se la tua fretta potesse trasformarsi in velocita', e intanto la porta si chiude quando le pare a lei, con i suoi tempi, ignorandoti con la calma di chi sa di avere ragione.
E la cosa bella e' che funziona lo stesso. Non tecnicamente. Psicologicamente. Ti serve avere qualcosa da premere. Il bottone del semaforo pedonale, il termostato dell'ufficio che il capo ha bloccato a 21 gradi ma ti lascia girare la rotella, la crocetta del pop-up che ogni tanto ne apre un altro. Placebo. Interruttori scollegati messi li' apposta perche' qualcuno, in una riunione, ha capito che aspettare fa meno male se hai le mani occupate.
E mi chiedo quante altre cose funzionino cosi'. Quanti gesti facciamo ogni giorno convinti di spostare qualcosa, e invece stiamo solo premendo un tasto scollegato. La mail riscritta tre volte. La riunione che potevi evitare. L'opinione lasciata nei commenti. Premi, ripremi, ti senti attivo. La porta intanto si chiude quando deve.
Non so se sia deprimente o rassicurante. Forse tutti e due. C'e' un ingegnere, da qualche parte, che ha deciso che era meglio farci sentire in controllo piuttosto che darci il controllo davvero. E la parte peggiore e' che aveva ragione. Preferisco il bottone finto al muro liscio.

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