La scala mobile ferma è una delle forme più pure di tradimento moderno. Non è una scala normale, perché una scala normale almeno è onesta: ti guarda e ti dice “fai fatica”. La scala mobile ferma invece è lì, vestita da futuro, con quei gradini metallici che sembrano ancora sul punto di partire. È una promessa con la spina staccata.
E tu la sali lo stesso, ma in modo strano. Il cervello si aspetta il movimento e il corpo fa quella micro esitazione da cerbiatto fiscale. Per mezzo secondo ti senti vittima di un bug della realtà. Poi ti ricordi che sei un adulto, quindi non puoi protestare contro un oggetto. Peccato, perché sarebbe liberatorio.
Forse ci irrita perché rivela quanto siamo diventati trattabili. Accettiamo di camminare su una macchina morta senza fare troppe domande. Un piccolo pellegrinaggio verticale verso il binario, il centro commerciale, l’ufficio, qualunque sia il tempio ridicolo del giorno. E intanto la scala mobile, immobile, sembra quasi soddisfatta. “Vedi? Alla fine potevi farcela da solo.” Che odio.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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