Succede senza preavviso. Stai camminando, magari pensi alla lista della spesa o a quell'email che non hai ancora risposto, e poi — un odore. Terriccio bagnato. Borotalco. Il detersivo che usava tua nonna. E sei altrove. Non ci vai, ci finisci. Come se il presente si aprisse sotto i piedi e tu cadessi dentro un pomeriggio del 1997.
La cosa strana è che non lo scegli. La memoria degli odori non funziona come quella delle foto. Non la sfoglia nessuno. Non la curi, non la organizzi in cartelle. Sta lì, ammassata da qualche parte nel cervello, e ogni tanto decide lei quando è il momento. Tu non c'entri niente. Sei solo il contenitore che si riempie di colpo di qualcosa che non sapeva nemmeno di avere ancora.
E non è mai un ricordo preciso. Non è "quel giorno". È più una temperatura. Un modo in cui ti sentivi. Quella leggerezza di quando non sapevi ancora come funzionava il mondo e non te ne importava. Un attimo, forse due. Poi torna tutto — il marciapiede, la lista della spesa, l'email. Ma per un secondo eri salvo. Eri in un posto dove niente era ancora andato storto.
Mi chiedo se tra vent'anni sentirò l'odore di qualcosa di oggi e ci tornerò. E mi chiedo se quel momento — questo, adesso — sarà diventato un posto sicuro anche lui. Forse la nostalgia funziona così: rende prezioso tutto quello che non sapevi di stare vivendo.

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