JAL assume robot. No, non è un film di Sofia Coppola girato a Shibuya. È Haneda, maggio 2026, e il tuo prossimo collega nel settore cargo potrebbe essere un umanoide cinese con un gilet GMO e zero sindacato.
Japan Airlines ha annunciato una sperimentazione — qualcuno dice due anni, qualcuno tre, ma chi conta più — per utilizzare robot umanoidi nelle operazioni di ground handling all'aeroporto di Tokyo-Haneda. Compiti iniziali: carico e scarico container, aprire e chiudere leve. Futuro prossimo: pulizia cabine e supporto a terra. Praticamente tutto quello che a noi umani fa venire il mal di schiena prima dei trenta.
Il contesto è quello che i politici italiani chiamano "demografico" e i giapponesi chiamano "realtà": il paese ha una popolazione che invecchia a velocità supersonica e un settore aereo in pieno boom turistico. Nei primi due mesi del 2026 sono arrivati oltre sette milioni di visitatori stranieri. JAL impiega circa 4.000 lavoratori per le operazioni a terra, ma la crisi di manodopera è tale che perfino i terminal semiautomatizzati di Haneda hanno un back-end ancora terribilmente umano.
"Mentre gli aeroporti sembrano altamente automatizzati, le operazioni di back-end dipendono ancora pesantemente dal lavoro umano e affrontano gravi carenze di personale", ha ammesso Tomohiro Uchida, presidente di GMO AI & Robotics. Traduzione: sì, il check-in è un QR code, ma qualcuno deve ancora sollevare le valigie da 30 kg sotto il sole d'agosto.
I robot in questione sono made in China e al momento operano in autonomia per 2-3 ore consecutive. Non è esattamente il cyborg dei tuoi sogni cyberpunk, ma è un inizio. Yoshiteru Suzuki, presidente di JAL Ground Service, promette che "sostituire i compiti fisicamente impegnativi con i robot fornirà benefici significativi ai dipendenti". Tipo, non doversi più fare male alla schiena per lo stipendio da operaio aeroportuale. Radicale.
C'è però un limite: la gestione della sicurezza resta affidata agli umani. Perché quando un container da tre tonnellate inizia a scivolare, ancora nessuno vuole affidarsi all'istinto di un algoritmo allenato su TikTok.
Il punto vero è che il Giappone sta puntando sui robot non per fare scena tecnologica, ma per sopravvivere alla propria demografia. E se funziona a Haneda, non passa molto prima che qualche aeroporto europeo — magari quello di Bergamo alle 6 del mattino con un solo addetto e 400 passeggeri in ritardo — inizi a guardare con invidia.
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