Anno MMXXVI · Giorno CCLXXIII · Mercoledì
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Il rumore che vuol dire bravo

Ci facciamo del male alle mani, in coro, per dire a qualcuno che e' stato bravo.

Pensa a un alieno che atterra e trova una sala piena di gente che si prende le mani a schiaffi, ritmicamente, tutti insieme, e ne sembra felice. Cosa dovrebbe dedurne. Abbiamo deciso, non si sa bene quando, che sbattere due pezzi di carne uno contro l'altro fino a farli diventare rossi vuol dire bravo. Un applauso e' letteralmente farsi un po' male in coro per dire a qualcuno che e' stato bravo.

E la cosa assurda e' che funziona. Funziona cosi' bene che se non lo fai, se resti li' con le mani in grembo mentre tutti gli altri battono, quello strano diventi tu. Il silenzio dopo un discorso e' una delle cose piu' violente che esistano, e pur di non sentirlo ci procuriamo dolore alle mani. Tutti d'accordo, senza mai averne parlato.

Poi c'e' chi applaude quando l'aereo atterra, e li' crolla l'intero sistema. Perche' a quel punto non stai ringraziando nessuno: il pilota non ti sente, non uscira' a fare l'inchino. Stai solo applaudendo il fatto di non essere morto. Che, se ci pensi, e' un applauso che potremmo farci ogni mattina appena aperti gli occhi.

Forse e' tutto qui. Battiamo le mani perche' e' l'unica cosa che sappiamo fare col corpo per dire una cosa che le parole rovinerebbero. Grazie di esistere, piu' o meno. Solo che poi lo usiamo anche alla fine delle riunioni, e allora smette di voler dire qualcosa.

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