Il food delivery italiano sta entrando nella sua fase più adulta: quella in cui il rider non è più una silhouette romantica con lo zaino termico, ma un problema giuridico con ruote, app e parecchi verbali sul tavolo. Dopo anni di consegne in dieci minuti e responsabilità in outsourcing, Glovo e Deliveroo si ritrovano accerchiate da magistratura, Antitrust, sindacati e direttiva europea. Praticamente un ordine multiplo, ma stavolta lo devono consegnare loro.
Il punto non è nuovo, ma ora ha smesso di essere folklore da commenti sotto i post: quanto è davvero autonomo un lavoratore che prende ordini da un algoritmo, viene valutato da una piattaforma, si muove in zone decise dall’app e spesso dipende da quelle consegne per campare? La risposta “molto flessibile” regge sempre meno, soprattutto quando la flessibilità assomiglia a una giacca troppo leggera sotto la pioggia.
Secondo Open, la pressione sulle due piattaforme si è intensificata tra amministrazione giudiziaria, inchieste per caporalato, iniziative sindacali, decreto Primo maggio e arrivo della direttiva Ue sul lavoro di piattaforma. La procura di Milano, nelle ricostruzioni riportate dalla stampa, contesta un modello in cui migliaia di rider sarebbero stati pagati molto sotto i minimi e gestiti come autonomi solo sulla carta. Il caporale del Novecento almeno aveva la decenza narrativa del furgone; qui il caporale può essere una schermata con notifiche push.

Il fronte Antitrust aggiunge un pezzo particolarmente gustoso, nel senso amaro del termine. L’AGCM ha aperto istruttorie su società del gruppo Glovo e su Deliveroo Italy perché teme che le aziende abbiano comunicato ai consumatori un’immagine etica e socialmente responsabile non del tutto allineata alla realtà delle condizioni di lavoro e alla gestione tramite algoritmo. Traduzione dal burocratese: non puoi venderti come “siamo bravissimi con i rider” mentre il retrobottega normativo sembra un magazzino dopo il Black Friday.
Reuters ha ricostruito anche il precedente più pesante: a febbraio il ramo italiano di Glovo, Foodinho, era stato posto sotto supervisione giudiziaria per presunte violazioni sul lavoro, con paghe medie indicate in un decreto giudiziario intorno a 2,50 euro a consegna. Deliveroo e Glovo respingono o ridimensionano le accuse e sostengono di rispettare le norme. Certo. È il bello delle piattaforme: anche quando negano, lo fanno con la stessa grafica pulita con cui ti dicono che il tuo sushi è in ritardo di otto minuti.
Nel frattempo c’è il confronto con Just Eat, che dal 2021 ha scelto di assumere i rider con un modello diverso. Non è diventata improvvisamente una cooperativa di poeti, ma mostra una cosa semplice: il delivery può esistere anche senza fingere che ogni consegna sia una micro-impresa individuale con zaino, freddo e rischio d’impresa in formato monopattino.
La vera bomba, però, arriva dall’Europa. La direttiva Ue sul lavoro tramite piattaforme introduce una presunzione di rapporto di lavoro quando ci sono indicatori di controllo e chiede più trasparenza sugli algoritmi che assegnano turni, ordini, valutazioni e punizioni invisibili. In pratica: se l’app ti dice dove andare, quando muoverti, come comportarti e quanto vali, forse non sei Steve Jobs con una bici. Forse sei un lavoratore.
La faccenda riguarda tutti, anche chi non ha mai consegnato una pizza in vita sua. Perché il food delivery è stato uno dei laboratori più visibili del lavoro digitale: comodità per il cliente, margini per la piattaforma, rischio scaricato su chi pedala. Se questo modello viene riscritto, il messaggio arriva anche ad altri settori dove l’algoritmo fa il capo fingendo di essere solo tecnologia. Spoiler: quando una dashboard decide la tua giornata, non è una dashboard. È un manager senza faccia e senza pausa pranzo.
La domanda finale è fastidiosa ma necessaria: vogliamo davvero che la cena arrivi calda perché qualcun altro resta fuori al freddo contrattuale? Il capitalismo delle app ci ha abituati a chiamare “esperienza utente” ciò che spesso è solo una catena di lavoro resa invisibile. Ora quella catena sta facendo rumore. E no, non è una notifica: è il conto.
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