Anno MMXXVI · Giorno CCXLVIII · Sabato
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Il quarto ciao

Nessuno sa davvero come si chiude una telefonata.

C'è un momento preciso, in ogni telefonata, in cui avete finito. Ve lo siete detto tutto, non c'è più niente. E invece parte il rituale. Ciao. Ciao. Ci sentiamo. Sì dai. Ciao. Un secondo ciao che nasce solo perché il primo suonava poco convinto, un terzo perché il secondo si è accavallato al suo.

La verità è che nessuno vuole essere quello che riattacca per primo. Riattaccare per primo è un piccolo atto di aggressione, un “ho di meglio da fare”. Quindi restiamo lì, appesi, a ripetere la stessa parola come due che si allontanano sul binario e continuano ad agitare la mano anche quando ormai è ridicolo, anche quando non si vedono più.

Poi arriva il ciao vero, quello che chiude davvero. Ma non puoi arrivarci di colpo, devi passare per gli altri tre. È una specie di password. E se sbagli, se riattacchi al secondo, l'altro se lo ricorda. Per sempre. Diventi “quello che ha messo giù mentre ancora parlavo”.

Non credo che smetteremo mai. Continueremo a salutarci finché non finisce la batteria, che poi è l'unico modo onesto che ci resta per chiudere una conversazione: dare la colpa a un dispositivo. Va bene. Ciao. Ciao.

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