Premi il pulsante dell'ascensore. Si accende. Bene. Poi lo premi di nuovo. Perché? Perché sì. Perché non ti fidi. Perché quel microsecondo tra il tuo dito e la lucina che si accende ti ha lasciato un dubbio cosmico: e se non avesse registrato?
Lo facciamo tutti. Il semaforo pedonale, il pulsante di chiusura porte, il tasto invio dopo un pagamento online. Premiamo, ripremiamo, e poi fissiamo lo schermo come se la nostra intensità emotiva potesse velocizzare un server a Francoforte. Spoiler: non può.
La cosa bella è che sappiamo che non serve a niente. Lo sappiamo benissimo. Ma lo facciamo lo stesso, perché l'alternativa è restare lì fermi, in balia di un sistema che funziona senza di noi. E quella è la cosa che ci fa più paura in assoluto: essere irrilevanti per una macchina. Accettare che il nostro contributo al processo è stato un singolo gesto, già completato, e che adesso il nostro ruolo è semplicemente aspettare.
E noi aspettare non lo sappiamo fare. Mai. Per niente.

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