Anno MMXXVI · Giorno CXVI · Domenica
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Il patto dell'ascensore

C'è un solo posto al mondo dove tutti fingono di essere interessati al proprio telefono, ai numeri sul display, o alle proprie scarpe.

Entri in ascensore. Ci sono già altre due persone. Il silenzio si materializza istantaneamente, denso e tangibile, come se qualcuno avesse premuto un tasto muto invisibile. Tutti guardano il display dei piani come fosse la partita della vita. 3... 4... 5... ogni numero un sospiro di sollievo collettivo.

Il vero protagonista è lo specchio. Quella lastra che ti costringe a vedere te stesso mentre fingi di non vedere gli altri. Ti scopri a controllare i capelli, a stirarti la maglietta, a fare espressioni che pensavi fossero private. Poi incroci lo sguardo di qualcuno nello specchio e entrambi deviate istantaneamente. Un patto ancestrale. Il GPS sociale si è perso il segnale.

Quando qualcuno esce, succede il miracolo: tutti espirano in silenzio. Lo spazio si allarga di centimetri preziosi. E tu pensi cose assurde. "Perché ha premuto 7 se esce al 5?" "Quel profumo è troppo forte." "Spero non mi abbia sentito il messaggio vocale che mi sono ascoltato ieri."

È bello, in fondo. Un momento dove nessuno deve essere niente. Non devi presentarti, non devi sorridere, non devi dire "come stai" sapendo che nessuno vuole davvero saperlo. Solo tu, lo specchio, e l'illusione di essere soli. Poi si aprono le porte. E tutti tornano attori.

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