Ce l'abbiamo tutti quel cassetto. Quello che non apri per cercare qualcosa di preciso, ma che ogni tanto sfiori con la mano passando. Dentro c'è di tutto — una chiave che non sai più cosa apre, un biglietto scritto da qualcuno che non senti da anni, un accendino che non funziona. Roba inutile. Roba che non butterai mai.

La cosa strana è che quegli oggetti non ti servono, ma ti servono. Sono lì a dimostrare che sei stato in un certo posto, in un certo momento, con certe persone. Senza quei pezzi di niente, quei momenti si dissolverebbero del tutto. E tu lo sai, anche se non ci pensi mai davvero. Per quello il cassetto resta chiuso — aprirlo significherebbe decidere cosa conta e cosa no. E non sei pronto.

A volte penso che siamo fatti così anche noi, dentro. Pieni di cassetti con cose che non servono più ma che non possiamo buttare. Conversazioni finite male che teniamo in un angolo. Versioni di noi che non siamo più ma che non vogliamo dimenticare del tutto. E va bene così. Non tutto deve essere utile per avere un senso.

Quel cassetto disordinato è forse la cosa più onesta che hai in casa.