Trenta persone morte. Trenta. Per una calca durante una festa in una fortezza storica. Benvenuti ad Haiti, dove anche celebrare la propria storia può ucciderti.

La Cittadella Laferrière, patrimonio UNESCO costruita nei primi dell'Ottocento subito dopo l'indipendenza dalla Francia, sabato era gremita di studenti e visitatori arrivati per la celebrazione annuale del monumento. Quello che doveva essere un momento di orgoglio nazionale si è trasformato in un incubo all'ingresso della struttura, quando la folla ha iniziato a spingersi e la pioggia ha peggiorato tutto.

Folla densa in uno spazio ristretto — immagine evocativa della calca fatale

Jean Henri Petit, capo della Protezione Civile del dipartimento Nord, ha confermato il bilancio: almeno 30 morti, con il numero che potrebbe salire. Il primo ministro Alix Didier Fils-Aimé ha parlato di "molti giovani" tra i presenti, senza specificare l'età delle vittime. Un comunicato di circostanza con "sincere condoglianze" — il classico copione del politico che non sa che fare.

E qui viene il bello, anzi il tragico. Haiti non è nuova a disastri evitabili: nel 2024 un'esplosione di un serbatoio di carburante ha ucciso due dozzine di persone, nel 2021 un'altra esplosione simile ne ha ammazzate 90, e sempre nel 2021 un terremoto ha fatto 2.000 vittime. Il tutto mentre le gang controllano il territorio, massacrano civili e le forze di sicurezza rispondono con una repressione sempre più letale.

La Cittadella Laferrière è il simbolo dell'Haiti libera — una fortezza costruita dagli ex schiavi per difendersi da un eventuale ritorno dei francesi. L'ironia è che oggi i nemici di Haiti non arrivano via mare: sono la povertà, l'assenza di infrastrutture, l'incapacità cronica di gestire anche un evento festivo senza che finisca in tragedia.

Trenta famiglie che sabato mattina avevano mandato i loro figli a una festa e sabato sera li hanno persi. Nessun edificio crollato, nessun attentato, nessuna calamità naturale. Solo troppa gente, troppo poco spazio, zero organizzazione e la pioggia. Il tipo di morte che nel 2026 non dovrebbe esistere — e che invece esiste, puntuale, sempre negli stessi posti dimenticati dal mondo.