In ogni casa esiste una gerarchia non scritta, e si misura in un oggetto solo: il telecomando. Non importa chi paga l'affitto, chi cucina, chi ha il nome sul contratto della luce. Il potere vero ce l'ha chi decide cosa si guarda alle nove di sera.

È una cosa che impari da piccolo. Il telecomando sta sul bracciolo del divano, dalla parte di tuo padre. Sempre. Non è una regola esplicita, nessuno l'ha mai detta ad alta voce. Ma prova a prenderlo. Prova a cambiare canale durante il telegiornale. Vedrai che la democrazia domestica ha i suoi limiti molto precisi.

Da adulto cambia la forma, non la sostanza. Convivi con qualcuno e all'improvviso Netflix diventa un campo di negoziazione. "Che guardiamo?" è una domanda retorica. Significa: io ho già deciso, ma ti sto dando l'illusione di scegliere. È diplomazia da salotto. Politica internazionale in pigiama.

La cosa più onesta che potresti fare è ammettere che il telecomando non è un oggetto. È un piccolo scettro di plastica, e chi lo tiene in mano governa il tempo libero di tutti gli altri. E nessuno ne parla, perché parlarne significherebbe dover dividere il potere. E quello, si sa, non lo vuole fare nessuno.