Se ti aspettavi un altro post su Trump, l'AI che ti ruba il lavoro o il prezzo della benzina, stavolta hai sfigato. Parliamo di cinema. Quello vero, non il reboot del remake del prequel che hai guardato ieri su Netflix sbocciando popcorn.
Il Festival di Cannes ha appena svelato la lineup della 79ª edizione (12-23 maggio), e la notizia più clamorosa è una assenza: gli studio americani hanno deciso di declinare l'invito. «Negli USA è un momento di transizione», ha detto Thierry Frémaux con la diplomazia di chi non vuole dire «avete fatto schifo al botteghino e ora non avete i soldi per il volo». Risultato: per la prima volta in 15 anni, un solo regista USA in competizione (Ira Sachs con The Man I Love). Il resto è pura arthouse internazionale. E onestamente? Meglio così.
Perché la Croisette quest'anno ha più stelle di una notte senza inquinamento luminoso. Tipo:
- Pedro Almodóvar torna con Amarga Navidad, che già dal titolo promette lacrime, rossetto e drammi familiari
- John Travolta esordisce alla regia con Propeller One-Way Night Coach. Sì, il tizio di Grease dietro la macchina da presa. Chi non vorrebbe vederlo?
- Javier Bardem e Penélope Cruz ci sono, ma in film separati, come due ex che si evitano al brunch
- Asghar Farhadi, Hirokazu Kore-eda, Pawel Pawlikowski, Cristian Mungiu: praticamente l'Olympics dei registi che fanno piangere le mamme

E se il programma non bastasse, il poster ufficiale è un mic drop femminista: Thelma & Louise, trentacinque anni dopo il loro debutto a Cannes, tornano a guardarci in faccia con occhiali da sole e pistola in tasca. «Celebriamo la strada percorsa, senza dimenticare cosa resta da fare», dice il comunicato. Traduzione: ragazzi, abbiamo ancora un sacco di lavoro da fare.
Presidente di giuria è Park Chan-wook, che se non lo conosci è colui che ha reso la vendetta un'arte visiva. E se non hai ancora versato una lacrima, sappi che Barbra Streisand e Peter Jackson riceveranno la Palma d'Oro onoraria. Uno ha inventato il blockbuster fantasy, l'altra ha inventato Barbra Streisand. Meritatissimo.
Moralmente: Cannes 2026 dimostra che il cinema mondiale non ha bisogno di Hollywood per essere glamour, rilevante e un po' snob. A volte basta una scalinata, un abito troppo costoso e la certezza che qualcuno, da qualche parte, sta già preparando il discorso di accettazione in francese tremante.
A noi non resta che prendere i popcorn — quelli buoni, non quelli del forno a microonde — e sintonizzarci a maggio.
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