Anno MMXXVI · Giorno CCXXIII · Martedì
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Geopolitica

Assad condannato a morte. Comodamente da Mosca

Un tribunale di Damasco ha condannato a morte in contumacia Bashar al-Assad per crimini di guerra e contro l'umanita'. Primo verdetto contro l'ex dittatore. Peccato che lui sia al sicuro in Russia.

Diciamocelo: di condanne a morte pronunciate contro qualcuno che se ne sta comodamente a bere il tè a Mosca ne abbiamo viste poche. Eppure e' esattamente quello che e' successo oggi, martedi' 11 agosto 2026, quando un tribunale di Damasco ha condannato a morte Bashar al-Assad per crimini di guerra e crimini contro l'umanita'. In contumacia. Cioe': lui non c'era, e no, non ci sara' nemmeno per l'eventuale esecuzione.

Per capirci: e' il primo verdetto emesso contro l'ex dittatore da quando, nel dicembre 2024, e' scappato dalla Siria nel cuore della notte senza avvisare nessuno — nemmeno i suoi generali, ai quali aveva promesso l'arrivo dei rinforzi russi che, sorpresa, non sono mai arrivati. Le milizie islamiste guidate da Ahmad al-Sharaa (oggi presidente, ieri tutt'altro) erano alle porte di Damasco, e Assad ha fatto quello che i dittatori fanno meglio dopo aver oppresso un popolo per un quarto di secolo: ha preso l'aereo.

Ritratto di Bashar al-Assad imbrattato di vernice rossa su un muro in Siria
Un ritratto di Assad imbrattato di vernice rossa: la Siria del dopo-regime non e' esattamente nostalgica.

Non solo Bashar: e' una condanna di famiglia

Perche' se c'e' una cosa che il regime degli Assad ha sempre fatto in gruppo, e' il potere. Insieme a Bashar il tribunale ha condannato a morte anche il fratello minore Maher al-Assad, l'uomo forte della temutissima Quarta Divisione, riconosciuto colpevole di omicidio premeditato, tortura e istigazione all'odio. Pure lui, ovviamente, in contumacia e ospite del Cremlino.

L'unico effettivamente presente in aula era il cugino Atef Najib, ex capo della sicurezza politica nella provincia di Daraa — sì, proprio quella Daraa da cui nel 2011 partì la scintilla della rivolta, dopo che alcuni ragazzini vennero arrestati e torturati per aver scritto slogan contro il regime su un muro. Arrestato a gennaio 2025, il suo e' stato di fatto il primo processo contro un ex funzionario del vecchio apparato. Anche per lui: pena capitale.

Una sentenza vera con un problema molto concreto

Ecco il punto che rende tutto agrodolce. La condanna e' reale, pesantissima sul piano simbolico e storico — ma per il momento resta, appunto, simbolica. Assad e la sua famiglia vivono in Russia, che con la nuova Siria non ha esattamente un trattato di estradizione pronto in un cassetto. Damasco ha chiesto formalmente a Mosca di consegnarlo e ha stabilito che l'ex presidente "va perseguito a livello internazionale". Traduzione realistica: Putin sorride, mette giu' il telefono e continua a fare colazione.

Folla per le strade di Damasco con la bandiera della rivoluzione siriana
Damasco, la bandiera verde-bianco-nera a tre stelle rosse: per anni era il simbolo dell'opposizione, oggi e' quella dello Stato.

E allora a che serve una condanna che quasi certamente non verra' mai eseguita? Serve, e parecchio. Serve alle centinaia di migliaia di famiglie che in tredici anni di guerra civile hanno perso qualcuno nelle carceri, sotto le bombe barile o nei sotterranei dei servizi. Serve a mettere nero su bianco, in un tribunale, con un giudice e un verdetto, quello che per anni era solo dolore privato. La giustizia che arriva tardi e monca vale comunque piu' del silenzio — e in Medio Oriente il silenzio, sui potenti, e' stato spesso la regola.

Poi certo, c'e' il paradosso finale, quello che il 2026 ci serve sempre con un ghigno: un uomo condannato a morte per aver ucciso il suo stesso popolo che, molto probabilmente, morira' di vecchiaia in un appartamento moscovita con vista sul fiume. La Storia, a volte, non e' giusta. Ma almeno, oggi, ha scritto il suo nome nella colonna giusta.


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